Placido: «Darò al Comunale il mio cuore» L’attore e regista alla guida del nuovo cda
Fabbri: «Personalità che rendono fieri di quello che stiamo facendo». Sgarbi: le polemiche? «Sfido tutti a fare di meglio»
Samuele Govoni
La presentazione della squadra che guiderà la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, è stata anche l’occasione per mettere un punto alle polemiche e agli strascichi delle ultime ore e settimane. A guidare il neonato consiglio di amministrazione sarà Michele Placido, attore e regista, che ieri dalle sale del Ridotto si è presentato al pubblico con ambizioni e umiltà. «Vengo da un piccolo paese del Sud e se mio padre mi vedesse qui, oggi, in questo splendido teatro mi direbbe: “Figlio mio dove sei finito?”. Gli direi: “Sono qua papà, sono ancora qua”». Sì perché Placido nel suo “discorso di insediamento” non ha trascurato di parlare del suo ultimo set e della pandemia. «Abbiamo da poco terminato di girare il film su Caravaggio, una produzione da undici milioni e responsabilità enormi. Se ho paura del Covid? Certo. Sul set persone molto più giovani di me si sono contagiate ma io no, ho resistito, e ora con gioia e un po’ di spavento mi accingo ad affrontare questa nuova sfida. Assolverò questo compito con testa, cuore e pancia».
COME MARADONA
Quella di ieri, si diceva, è stata l’occasione per prendere posizione sulla tanto discussa petizione presentata dagli outsider della cultura ferrarese al ministro Franceschini, al presidente Unesco Benrnabè e all’assessore regionale Felicori. «Non mi presto alle polemiche, non fa parte di me ma – ha detto il sindaco Alan Fabbri – avere Vittorio Sgarbi a Ferrara e non coinvolgerlo nelle scelte culturali della città sarebbe come per una squadra avere Maradona e tenerlo in panchina». E aggiunge: «Essere accanto a personalità come lui, Placido e Ovadia mi inorgoglisce; sono felice che loro abbiano scelto di condividere con noi un percorso votato alla città, un progetto per riportare Ferrara ai fasti di un tempo». Lavoro e creatività sono state anche le parole riprese dall’assessore Marco Gulinelli, che in videocollegamento, ha detto: «Da parte nostra c’è un impegno costante per interpretare l’anima e le potenzialità di Ferrara, che deve essere un laboratorio culturale di saperi. La creatività è la vera valvola dello sviluppo». Pensiero condiviso anche dallo scrittore Pietrangelo Buttafuoco che ha sottolineato l’importanza di concepire l’arte al di là delle ideologie e delle correnti politiche: «L’arte è libertà».
«SFIDO TUTTI»
Al posto di Ferzan Özpetek, che avrebbe dovuto essere nel consiglio di amministrazione ma che poi ha scelto di rimanere fuori e di progettare da esterno incontri, laboratori e attività dedicate a Ferrara, è subentrato il celebre autore e paroliere Mogol. Prima di lasciare la parola a Sgarbi e al direttore artistico Moni Ovadia, il vicesindaco Nicola Lodi ha voluto ringraziare Buttafuoco e Mogol, Placido per l’entusiasmo contagioso e Ovadia per «l’umanità e la sconfinata conoscenza culturale». Un ringraziamento particolare però è stato riservato a Sgarbi «valore aggiunto che ci permetterà di fare la differenza». E proprio quest’ultimo nel prendere la parola ha parlato di «giornata di felicità e amarezza». Sgarbi, infatti, è stato nell’occhio del ciclone, tirato per la giacca da più punti dai firmatari che accusano di ridurre Ferrara a feudo e lui a feudatario. «Sono colpevole di aver voluto per la città la grandezza degna della sua stazza. Sono stato insultato e offeso quando, invece, mi aspettavo di essere ringraziato. Trovo ingiusto e inadeguato l’attacco di questi pallidi personaggi della cultura ma va bene – dice Sgarbi – io sono qui. Virgilio a Dante dice “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Io non ce la faccio a far così, io non solo li guardo ma li sfido anche. Uno per uno». Alla fine, tra progetti e suggestioni, anche Ovadia ha voluto dire la sua. Il direttore artistico arrivato a Ferrara in un clima non proprio conciliante, non si è lasciato intimorire. «Sapevo che sarebbe andata così, ma non perché sono io, ma perché non sono quello che loro avrebbero voluto. Persino se fosse stato nominato Peter Brook ci sarebbe stato qualcosa da dire. L’amministrazione in questi due mesi un po’ travagliati è stata al mio fianco. Abbiamo un cda di grande livello e l’unica cosa che conta su tutte le altre è condividere le idee e fare le cose migliori». E rispetto alle critiche a Sgarbi afferma: «Non c’è niente di costruttivo in quelle parole, solo attacchi strumentali basati sull’invidia». —
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