Documenti per l’export Duecento aziende li preparano in casa
Sono oltre 200 le imprese ferraresi che hanno già aderito alla sperimentazione di “stampa in azienda”, il progetto della Camera di commercio che consente agli imprenditori di stampare direttamente presso i propri uffici i documenti necessari per il trasporto internazionale delle merci. Continua, dunque, l’accelerazione dell’ente di Largo Castello per ridurre, in particolare nella drammatica emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo, costi e tempi a favore del sistema produttivo ferrarese. Tale procedura telematica consente all’impresa di stampare i documenti che le servono evitando di dover provvedere al ritiro alla Camera di commercio. Non servono formulari ufficiali, ma solo una semplice richiesta attraverso la piattaforma Cert’O. L’autenticità dei certificati d’origine emessi dalla Camera di commercio potrà essere verificata, dopo sole 48 ore dall’emissione, grazie all’accreditamento dell’ente camerale al network internazionale per la certificazione di origine sul sito internazionale https: //certificates. iccwbo. org/.
«Su 400 nostre imprese che esportano – ha evidenziato Paolo Govoni, commissario straordinario della Camera di commercio di Ferrara – poco più di 80 lo fanno in maniera prevalente e costante. Ferrara ha un ulteriore potenziale costituito da più di 300 imprese che potrebbero già operare oltre confine, ma che hanno timore ad affrontare i mercati esteri. Il sistema Italia deve, però, attrezzarsi per mettere in atto una strategia integrata di tutti i soggetti coinvolti nelle politiche di supporto alle imprese per l’internazionalizzazione. Non è possibile ad esempio – ha concluso Govoni – che quelle imprese che stanno tirando la volata sui mercati internazionali sopportino un peso delle imposte sui profitti lordi pari al 48%, contro il 26% di quelle tedesche e spagnole».
L’internazionalizzazione delle imprese ferraresi al tempo del Covid. L’indagine della Camera di commercio. Tra le incertezze delle aziende ferraresi nell’affrontare l’internazionalizzazione, al primo posto figura l’individuazione di partner locali adeguati, poi la complessità delle normative e gli ostacoli di natura linguistica e culturale. Il punto di partenza è rappresentato dal fatto che il 95% delle imprese che si è già aperta ai mercati internazionali lo ritiene fattore indispensabile per assicurare la crescita dell’azienda, e se due terzi di queste è riuscita a compiere il processo in meno di 12 mesi, per chi non lo ha ancora fatto esiste una percezione più dilatata e più della metà ritengono che ci vorrà oltre un anno. Questo riflette l’ansia di dotarsi, soprattutto per le piccole e medie imprese, delle conoscenze per affrontare i nuovi mercati.
E infatti il 62% pensa che dovranno ricorrere alle competenze specializzate di consulenti esterni, mentre solo il 38% di queste ritiene di avere in casa le conoscenze necessarie.
Tra le aziende già internazionalizzate, invece, il 90% ad oggi segue il processo con personale interno e solo il 23% con esterni. —
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