Il campanile di Copparo a rischio chiusura: «Per i lavori servono almeno 100mila euro»
Il parroco Daniele Panzeri delinea il quadro della situazione, i rischi e gli interventi necessari per il consolidamento
COPPARO. Alla commemorazione dei caduti innocenti del bombardamento del gennaio 1945, don Daniele Panzeri ha colto l’occasione per ricordare che proprio il ricostruito campanile di Copparo, spezzato dalle bombe, a più di 60 anni dalla sua ricostruzione, ha un bisogno assoluto d’importanti interventi di manutenzione.
«Il campanile – ha ricordato il parroco – è stato ricostruito a partire dal marzo del 1954 ed è stato inaugurato il 31 ottobre dello stesso anno. Se la base del campanile è praticamente quella originale (risalente all’anno 1100) la parte superiore, ricostruita dallo Stato italiano, è stata realizzata in cemento armato e utilizzando i materiali a disposizione all’inizio degli anni ’50. Adesso, dopo quasi 70 anni dalla ricostruzione, sono necessari degli interventi. Per esempio, nella parte ricostruita cominciano a svilupparsi crepe: il cemento armato degli anni ’50, probabilmente, non è a livello delle pietre delle epoche precedenti. Poi, ci sono dei piccoli problemi alle travature in legno originale (nella parte bassa gli interventi si sono limitati alla costruzione del sacrario) e infine non c’è una gabbia di assorbimento delle vibrazioni attorno alle campane: suonandole o anche solo muovendosi, le vibrazioni si fanno sentire. In passato, di fronte al campanile è già caduto un cornicione (di una casa piuttosto vecchia). Credo sia necessario intervenire con delle operazioni adeguate, prima che la situazione peggiori».
I RISCHI
Non si dovesse intervenire, cosa potrebbe succedere? Ecco gli scenari proposti dal parroco: «Potremmo essere costretti a non suonare più le campane, per dare vantaggi alla struttura, o si correrebbe il rischio della caduta di calcinacci e poi ci potrebbero essere danni strutturali».
Quindi, è necessario intervenire, come certificato da una ricognizione: «Le prime indicazioni sono decisamente rilevanti. Per risolvere tutto quanto va affrontato, ora, senza un’indagine minuziosa e da vicino, si parla di circa 100.000 euro. Ma è ovvio che un’indagine più accurata potrebbe essere ancora più severa. Inoltre, cambia molto sul metodo d’intervento: una cosa sarebbe usare una gru, altra dover realizzare un’impalcatura tutto intorno al campanile e farla restare in sede per chissà quanto tempo per arrivare a finire i lavori. In un caso o nell’altro, si tratta di un impegno gravoso. E chiariamo, senza lamentarci, che in questa situazione generale, trovare le risorse, anche per una parrocchia che non ha problemi eccessivi, è decisamente difficile».
I CONTRIBUTI
Essendo il campanile una proprietà della Curia, lo Stato e l’amministrazione locale non hanno modo di finanziare interventi consistenti. Ci sarebbe la possibilità di ricorrere alle risorse della Legge Bucalossi e alla Legge 10 del ’77, la quale prevede che i Comuni possano, su richiesta degli enti religiosi, riconoscere una quota degli oneri per i lavori ai luoghi di culto, ma si parla di fondi per circa 3.000 euro l’anno. «Facciamo appello alla comunità – conclude don Daniele –, perché ci aiuti a realizzare questo intervento così importante, prima che la situazione peggiori e renda indispensabili scelte più drastiche, come chiusure o altro, per salvaguardare la sicurezza dei cittadini e l’integrità di uno dei simboli della nostra comunità». —
Alessandro Bassi
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