La medicina e l’impegno Ferrara piange Morsiani
Il professore è morto venerdì alla soglia del 95 anni, è stato un protagonista della vita cittadina
IL CORDOGLIO
È stato consigliere comunale e provinciale, presidente della società Canottieri, della Banda di Cona e, per 54 anni, della sezione ferrarese dell’associazione nazionale delle Famiglie dei dispersi e caduti in guerra. E nel 1993 aveva ricevuto il Premio Stampa alla carriera. Ma, soprattutto, il professor Mario Morsiani, morto venerdì alla soglia dei 95 anni (li avrebbe compiuti il 31 marzo) è stato «fino all’ultimo un medico dalla cima dei capelli alla punta dei piedi», lo ricorda il figlio Vittorio.
Primario di diabetologia dal 1968, il professor Morsiani, negli anni Settanta istituì a Ferrara la Scuola ospedaliera di diabetologia, così come promosse lo screening di massa della patologia diabetica. La sua scomparsa ha suscitato cordoglio e commozione in città, per la perdita di un protagonista della vita cittadina, che ha saputo attraversare con eclettismo ma sempre con spirito critico. «Mio padre è stato un esempio per me e i miei fratelli Eugenio e Beatrice - continua Vittorio - Era un padre presente e attento, pur continuando a essere sempre molto appassionato del suo lavoro. Era fermo nei suoi valori, sapeva guidarci pur lasciandoci poi liberi di fare le nostre scelte».
La medicina nel cuore
Medico per sempre, soprattutto. Anche dopo la pensione, nel 1992, «papà ha continuato a essere iscritto all’Ordine e a visitare i suoi pazienti di lunga data. Fino a due anni fa ha continuato a guidare l’auto, poi le sue condizioni di salute hanno avuto un crollo. Lo abbiamo assistito in casa, noi tre figli, non è mai stato solo. E fino all’ultimo gli ha fatto visita il professor Adalberto Califano, suo amico fraterno».
La sua famiglia era stata segnata dalla tragedia del fratello Giuseppe, sottotenente disperso in Russia, e che nel 2016 venne insignito della laurea ad honorem dall’Università di Ferrara. Per 54 anni Morsiani fu dunque presidente provinciale dell’Associazione familiari Dispersi e Caduti in guerra, «sempre pronto ad attivarsi nella ricerca di notizie e nella vicinanza morale e materiale a tutti i congiunti dei dispersi nell’ultimo conflitto mondiale - ricorda Mario Gallotta del Gruppo Alpini di Ferrara - Congiunti che varcavano la soglia dell'associazione, alla “Casa della Patria” in corso Giovecca, nella speranza di ottenere almeno qualche dettaglio sulla sorte toccata ai propri cari. Coadiuvato dal generale Pierluigi Cavallari (già comandante della Brigata Alpina “Taurinense” e a lungo guida del Gruppo Alpini di Ferrara) di cui era fraterno amico fin dai tempi del liceo, fu sempre vicino al mondo delle associazioni d’arma, non facendo mai mancare il suo consiglio e, se necessario, le sue osservazioni».
Alle celebrazioni e ai pellegrinaggi non mancava di partecipare la Banda di Cona, ricorda ancora il figlio Vittorio: «Papà suonava anche il basso tuba, a livello dilettantistico, ed era stato anche reclutato come componente esterno». E ancora, il mare, anzi il fiume, e la politica. A portarlo alla guida della Canottieri è stata «la sua passione per il Po e per le barche, che ha trasmesso anche a noi figli, insegnandoci a navigare nell’Adriatico. Ma era soprattutto un “fiumarolo” e ci teneva a specificarlo».
Gli ex allievi
La sua ricca esistenza aveva conosciuto anche una lunga parentesi politica, nelle fila della Democrazia cristiana, prima come consigliere comunale e per due legislature come consigliere provinciale, negli anni Ottanta. «Ma sempre con un atteggiamento critico e indipendente che lo aveva condotto, prima ancora della fine della prima Repubblica, ad allontanarsi dalla politica».
Un personaggio a tutto tondo, la cui scomparsa lascia un grande vuoto anche tra i suoi ex allievi, che ora ne ricordano le «intuizioni nell’assistenza domiciliare ai diabetici anziani, l’educazione sanitaria, la distribuzione diretta di farmaci e presidi sia anche al domicilio dei pazienti, l’assistenza scolastica e tanti elementi che oggi fanno parte del Disease Management riferito ai modelli di cura per le malattie croniche. Grazie “Prof” per tutto quello che Lei ci ha insegnato». —
A.M.
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