Una targa e un albero per non dimenticare un “giusto tra le nazioni”
Ieri alla caserma Bevilacqua il momento per ricordare il sacrificio del questore di Fiume, Giovanni Palatucci, deportato a Dachau
Ricordare e non dimenticare, un nome tra i tanti, Giovanni Palatucci, questore di Fiume dopo l’8 settembre 1942, che salvò migliaia di ebrei e oggi “Giusto tra le nazioni”. Per ricordare e non dimenticare il suo nome anche a Ferrara, ieri all’interno della caserma Bevilacqua della Polizia di Stato è stato piantato un albero di olivo, benedetto dal vescovo Gian Carlo Perego, a fianco del cippo commemorativo dedicato ai cittadini ebrei ferraresi che furono prima detenuti nella Caserma, poi inviati ai campi di concentramento.
Alla cerimonia hanno partecipato tra i tanti il prefetto, il vicesindaco, il presidente della comunità ebraica, il rabbino capo e la studiosa Anna Quarzi.
Che ha voluto sottolineare l’importanza di poter ricordare Palatucci con la piantumazione dell’albero e la deposizione della targa “Giusto tra le nazioni”: un tributo attribuito a tutti coloro, non di religione ebraica, che a rischio della propria vita si adoperarono per salvare migliaia di ebrei dalla follia nazista.
La figura di Giovanni Palatucci – ha spiegato la Quarzi – si può riassumere in una frase di Anna Harendt “il dovere dell’obbedienza e il dovere verso l’uomo”: Palatucci pose la responsabilità del dovere verso l’uomo a fronte di una legge ingiusta, mettendo a repentaglio la propria vita per salvare degli innocenti. Palatucci si trovò dopo l’otto settembre 1943 a reggere la Questura di Fiume e il 13 settembre 1944 venne arrestato dai militari tedeschi e tradotto nel carcere di Trieste e il 22 ottobre trasferito nel campo di Dachau dove morì due mesi prima della liberazione, a soli 36 anni.
Il 17 aprile 1955 venne concessa la Medaglia d’oro alla memoria dall’Unione delle Comunità israelitiche d’Italia con la seguente motivazione: «Commissario all’Ufficio stranieri della Questura di Fiume, tanto operò in favore degli ebrei e di altri perseguitati, che venne arrestato dai nazisti nel settembre 1944 e deportato in Germania. Le sevizie e le privazioni del campo di sterminio, a Dachau, ne troncarono, alla vigilia della liberazione, la mirabile esistenza. Se al suo nome nello Stato d’Israele sono state dedicate una via e una foresta, gli ebrei d’Italia vogliono anch’essi onorarne il ricordo».
Il 12 settembre 1990 lo Yad Vashem lo riconosce Giusto tra le nazioni.
Il 15 maggio 1995 la Repubblica italiana gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione: «Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l’arresto e la deportazione. Fedele all’impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l’occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all’arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, dove sacrificava la giovane vita».
Infine, il ricordo che la città di Ferrara, attraverso il questore Cesare Capocasa, ha voluto tributare a Palatucci con la piantumazione dell’albero dell’ulivo e la targa nella caserma Bevilacqua. –
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