Droga a fiumi per tutti gli studenti Il giro da Portomaggiore a Ferrara
Blitz dei carabinieri e la procura chiude le indagini: 22 chili di “fumo” sequestrati, 3 arresti, 11 denunce, 11 ragazzi segnalati
Il boss, un albanese 45enne, è latitante. Il ragazzino 18 enne, spacciatore per caso e trovato con quasi un chilo di “fumo” venne ricattato dai “veri” pusher e se l’è vista brutta. Due anni di indagini ci sono volute per arrivare al blitz di ieri mattina, scattato tra Ferrara, Portomaggiore, Argenta, Copparo e due puntate fuori ad Arezzo e Ravenna: per perquisire le case di 11 indagati, che facevano parte del gruppo di trafficanti di “fumo”, hashish e marijuana, sequestrati a chili: ben 22 che dovevano servire a rifornire gli studenti ferraresi, quelli che abitano in città e frequentavano piazzetta Cacciaguida (dietro piazza Fausto Beretta) e quelli che arrivavano da tutta la provincia, in stazione con bus o treni.
Operazione Penta
I Carabinieri di Portomaggiore e Ferrara, non a caso, l’hanno chiamata “OperazionePenta”, dalla forma a pentagono della piazzetta diventata negli anni ritrovo dei ragazzini e poi mercato dei pusher. Dieci perquisizioni sono scattate all’alba di ieri con il coordinamento dei Carabinieri di Portomaggiore che con l’aiuto dei colleghi dei vari centri e del Reparto investigativo di Ferrara e i cani antidroga dei Nuclei cinofili Carabinieri di Bologna e Torreglia di Padova, hanno chiuso le indagini della procura. Il vertice dell’inchiesta, la pm Barbara Cavallo che ha fatto notificare ieri mattina la raffica di avvisi di garanzia e l’atto di chiusura indagine per traffico e detenzione di droga.
Una indagine che era partita nel febbraio di due anni fa e si era concentrata subito contro lo spaccio di droga tra ragazzi poco più che diciottenni e ragazzini minorenni.
Non a caso, dicevamo, tutto era iniziato dall’arresto del 18enne, origini colombiane che abita ad Argenta, trovato in possesso di oltre 700 grammi di marijuana. Lui, insospettabile, incensurato era finito nel giro dei pusher ed era sotto il loro ricatto, custodiva la droga per loro conto, ne piazzava per conto suo e ne consumava. Da qui, dalle tracce del ragazzino, sono partite le indagini, poi diversi gli arresti seguiti dei pusher al lavoro in provincia e in piazzetta Cacciaguida a Ferrara (tenuti sotto copertura, non svelati) e quindi le indagini hanno svelato la tragedia di un anziano 78enne, di Longastrino che venne trovato morto in casa, suicida.
In casa del suicida
In casa però aveva anche mezzo chilo di hashish, nascosto in un cassetto e poi, nel giardino vicino al magazzino di falegnameria, venne trovata una cassa di legno interrata con dentro il “tesoro” del gruppo di trafficanti, oltre 20 chili di marijuana e hashish. I carabinieri del Ris di Parma che esaminarono cassa e droga trovarono le impronte digitali del boss albanese: la cassa l’aveva maneggiata lui, ma è rimasto – al momento – un mistero il motivo per cui si trovasse lì, nella casa e pertinenze dell’anziano falegname morto suicida. Un “buco” nell’indagine, poiché non si capisce ancora – da quanto si è appreso – perché la droga fosse lì: se ad insaputa dell’anziano e della sua famiglia (del tutto estranea a questa vicenda) e perché l’albanese l’avesse stoccata sottoterra, in attesa di piazzarla ai suoi pusher: tre quelli arrestati, dal febbraio all’aprile 2019, a Ferrara e provincia: a parte il ragazzo di origine colombiana, gli altri due tunisini, mentre gli altri indagati sono incensurati italiani (tra cui una donna), i piccoli “cavalli” del traffico al minuto, tra Argentano e città.
30 episodi di spaccio
Durante le indagini infatti i carabinieri hanno documentato numerosi episodi di spaccio: oltre 30, molti dei quali rivolti ai più giovani (anche minorenni), la maggior parte studenti, tutti identificati come assuntori e per questo poi segnalati alla Prefettura. Durante le perquisizioni di ieri sono state denunciate altre due persone, conviventi con gli indagati, perché i carabinieri li hanno trovati in possesso di altri 33 grammi di hashish, 10 grammi di marijuana, 1. 600 euro sospetti e possibile provento di spaccio nonché tre bilancini oltre al materiale per confezionare droga: un laboratorio familiare, per preparare le dosi della droga che arrivava, probabilmente – ma questo l’indagine non ha potuto accertarlo – dai canali di approvvigionamento dell’Albania. –
Daniele Predieri
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