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Case popolari a Ferrara: «Intervenga il Prefetto»

Per i sindacati le parole del sindaco Alan Fabbri mettono in gioco «le regole della civile convivenza tra le persone». L’incognita dei ricorsi


13 febbraio 2021


FERRARA. «Esiste un confine oltrepassato il quale non ci si può più ritenere all’interno di uno spazio democratico di discussione politica: la mistificazione deliberata dei fatti». Ci hanno messo qualche giorno, sindacati confederali e inquilini, a mettere per iscritto la replica alle parole con le quali il sindaco Alan Fabbri ha detto no a cambiare le regole sulle case popolari, ribaltando su di loro le conseguenze di eventuali ricorsi. E viene addirittura invocato l’intervento del Prefetto «che a più riprese, anche recentemente, ha messo in guardia dai pericoli che nascono da odio e discriminazioni»; non si fa però accenno, appunto, a ricorsi contro i maxi-punteggi per la residenzialità.

Cgil, Cisl, Uil e sindacati inquilini accusano il sindaco di voler «convincere parte della popolazione di essere vittima di ingiustizia, a prescindere da ogni dato di realtà, suscitandone la rabbia, per difendere scelte palesemente discriminatorie ed illegittime che invece sì determinano danno e ingiustizia», un fatto grave «se proviene da un’istituzione» che agisce «strumentalizzando bisogni reali di tante e tanti cittadini. Ci troviamo piuttosto davanti a parole che minano la coesione sociale, che creano contrapposizione».

I sindacati mettono in fila alcuni precedenti attribuiti al sindaco, dai buoni spesa alla «inammissibile leggerezza con cui persone sono state definite “tumori da sradicare”. Proprio per questo riteniamo che si debba aprire una riflessione su ciò che è accettabile da parte istituzionale e ciò che semplicemente non può esserlo. In gioco c’è la civile convivenza fra le persone, che può esistere solo all’interno di una cultura di rispetto e di consapevolezza delle regole fondamentali che sono alla base del nostro ordinamento».

In conclusione, un appello: per evitare «un piano inclinato pericoloso, sul quale non vogliamo arrivi a trovarsi la nostra comunità», si chiede «un’assunzione di responsabilità collettiva, da parte delle Istituzioni, della politica, della società civile, dell’informazione, per riconoscere la profonda differenza fra dialettica politica e pericolosa mistificazione, e stigmatizzare e porre un argine risoluto a quest’ultima». —

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