«Patrick fruitore virtuale» L’Archivio di Stato spinge per la liberazione di Zaki
«Un piccolo gesto per ricordare uno studente a cui continua a essere negata la libertà». Davide Guarnieri, direttore dell’Archivio di Stato di Ferrara, illustra così l’iniziativa intrapresa per esprimere vicinanza e solidarietà a Patrick Zaki, il giovane ricercatore incarcerato da più di un anno in Egitto: una richiesta a suo nome, dal forte valore simbolico, a essere ammesso alla sala studio dell’Archivio di Stato ferrarese per una ricerca sulla storia della libertà. «Oggi l’Archivio di Stato di Ferrara – sottolinea Guarnieri – ha aderito all’iniziativa nata sulla chat di Whastapp dei direttori degli Archivi di Stato italiani. Libertà, ricerca e cultura sono parole strettamente legate tra loro. Gli Archivi di Stato intendono porre sempre più in evidenza la grave violazione dei diritti umani compiuta dall’Egitto nei confronti di un giovane ricercatore dell’Università degli Studi di Bologna, un ricercatore per nulla diverso dai tanti che frequentano le sale studio dei nostri istituti, nella speranza che quanto prima possa riassaporare il sapore della libertà».
La detenzione di Zaki in Egitto è iniziata il 7 febbraio 2020 con l'arresto eseguito all'aeroporto del Cairo dalle autorità egiziane. Ricevendo notevole attenzione mediatica, il fatto di cronaca ha suscitato mobilitazioni da parte della società civile italiana e diplomatica nelle relazioni tra la madrepatria dello studente e alcuni Stati esteri. In occasione delle elezioni presidenziali egiziane del 2018, Zaki è stato uno degli organizzatori della campagna elettorale di Khaled Ali, avvocato e attivista politico impegnato nella difesa dei diritti umani che successivamente ritirò la candidatura denunciando il clima di intimidazione e i numerosi arresti tra i suoi collaboratori. —
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