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le reazioni politiche 

Centrosinistra rosa cupo «Parità di genere, male il Pd»

Baraldi e Boldrini criticano l’assenza di ministre dem Marattin (Iv): iniziata nuova era E Balboni (FdI) se la prende con Bianchi: non è un tecnico

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Le congratulazioni si mescolano ai distinguo e rischiano di essere sommerse dalle proteste. Il giorno dopo della storica doppietta di ministri, il mondo della politica ferrarese riscopre tutte le sfumature per salutare il varo del governo Draghi. Il colore rosa cupo è quello che spicca maggiormente almeno tra le donne di area centrosinistra che sono uscite allo scoperto. «L’Italia non è un paese per donne - dice ad esempio Manuela Macario, ex Iv e storica esponente Arcigay - I partiti non sono riusciti a esprimere più di otto donne. Spicca il primato del Pd, unico partito che non ha espresso nemmeno una ministra». Le fa eco Ilaria Baraldi, che se la prende appunto con il suo Pd: «Anche se i primi a dirmi che l’urgenza del Paese non è questa saranno i miei compagni di partito, io davvero non so più immaginare il mio impegno politico se non diretto con tutte le forze a rompere questo schema univoco, frutto di un patriarcato ben mascherato da strati di stereotipi, che resiste con le unghie e con i denti a tutte le crisi». Anche la senatrice Paola Boldrini esprime «disappunto» per la mancata parità di genere, anche se nota con soddisfazione la connotazione “ferrarese” e si dice «soddisfatta», da vicepresidente della Commissione sanità, della conferma del ministro Speranza. Lei, peraltro, auspica che «l’esempio nazionale abbia ricadute nelle politiche territoriali».

Alza il volume contro i M5s Eric Zaghini, fresco consigliere di Luigi Marattin (Iv), «hanno fatto dell’attacco frontale alle istituzioni il loro tratto distintivo. Il Paese sarà migliore quando verranno relegati all’irrilevanza politica, altroché alleati strutturali»; il riferimento è agli attacchi di due anni fa all’attuale sottosegretario Roberto Garofoli. Marattin, dal canto suo, vede il bicchiere pienissimo, «anche questo, in fondo, è diventato uno slogan vuoto che si ripete ogni volta che inizia qualcosa. Ma chi segue e comprende la politica, sa che “inizia una nuova era” mai come stavolta è la frase giusta».

All’opposizione da solo con i suoi FdI, il senatore Alberto Balboni può scegliere con grande agio i suoi bersagli. E subito si concentra su Patrizio Bianchi: «Ministro tecnico? Ma per favore, è stato organico al Pci, al Pds, ai Ds e infine al Pd. Ricordo bene, infatti, quando nel 1990 si candidò a Ferrara nelle liste del Pci e fu eletto in Consiglio comunale dove sedevo all’opposizione. E rimase consigliere comunale per due legislature, seguendo disciplinatamente gli ordini del Pci, prima, poi nel Pds e infine dei Ds». Balboni ricorda anche la comune esperienza in Regione, «è stato assessore in quota Pd per dieci anni, e anche in questo lungo periodo di tempo sempre organico al suo partito e disciplinato esecutore degli ordini di Errani e poi di Bonaccini. È il più politico dei ministri». —

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