Il viaggio della speranza potrebbe ancora continuare
La polizia sta interrogando i sei ragazzi trovati a viaggiare nel cassone di un camion La preoccupazione è che ci possa essere un’organizzazione operante anche su Ferrara
la storia
Si sono finalmente riposati i sei ragazzi, poco più che maggiorenni, arrivati in Italia dalla Romania nascosti nel cassone di un camion. Cinque afgani e un pakistano sono stati trovati all’interno del rimorchio che trasportava elettrodomestici ed era diretto a Fabriano (Ancona). A scoprirli l’autista del mezzo, il quale si era fermato al distributore di benzina sulla Romea, all’altezza di Vaccolino, e che incredulo ha chiamato la polizia stradale. I giovani sono stati portati in case famiglia dove hanno trovato un po’ di pace.
le indagini
A occuparsi di loro, cercando di ricostruire passo per passo la disavventura, il dirigente della squadra mobile di Ferrara, Dario Virgili. «Ci sono tanti punti che restano poco chiari, e non potrebbe essere altrimenti considerata la situazione – spiega Virgili –. Vogliamo e dobbiamo capire come questi ragazzi sono arrivati Italia e anche perché, poi è necessario anche escludere eventuali responsabilità dell’uomo alla guida del mezzo».
Ieri mattina due dei profughi sono stati ascoltati, gli altri saranno rintracciati nei prossimi giorni. Quello che fino a oggi è emerso è che il gruppo è eterogeneo, solo due sono cugini, gli altri semplici compagni di viaggio provenienti da luoghi lontani e diversi. E qui il primo scoglio, con lingue e dialetti difficili da capire anche per gli interpreti messi a disposizione. A quanto pare sono partiti dai loro Paesi e hanno fatto tappa in Grecia e Turchia, per poi arrivare tutti in Romania. Qui hanno sostato per circa un’ora e mezza, erano tanti e sono stati smistati.
Sarebbero saliti sui camion prima che i mezzi fossero sigillati e questo scagionerebbe almeno in parte l’autista, che molto probabilmente davvero era all’oscuro di tutto. Il timore è che ci sia dietro un’organizzazione che opera anche in Italia, è per questo che la polizia si sta muovendo su più fronti, per capire se l’intenzione fosse quella di restare qui e di conseguenza se vi possano essere appoggi oppure se, come spesso accade, fossero in realtà diretti altrove e presumibilmente nel Nord Europa.
i documenti
I ragazzi, altro particolare, non avevano soldi e anche il viaggio sarebbe stato pagato dai familiari, contattati dalle persone che operano in Romania e che si occupano di questo tipo di “viaggi”. «Sono ragazzi molto tranquilli e collaborativi – aggiunge Virgili –. Non hanno mai alzato la voce, non si sono mai ribellati, hanno seguito alla lettera quello che gli è stato detto».
Dai loro occhi non traspare nulla, nemmeno la paura. Ospiti in alcune strutture del territorio, sono stati indagati per clandestinità ma sono liberi di muoversi e tutti hanno dichiarato di voler presentare istanza di protezione. —
Annarita Bova
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