Perdomi, l’addio tra i garofani «La politica come missione»
Ieri i funerali dell’ex presidente della Provincia e numero 2 in Regione Il figlio Enrico: voleva essere competente e studiava sempre. È stato un esempio
Marcello Pulidori
Sul feretro un grande mazzo di garofani.
In tanti, ieri mattina, commossi, hanno voluto tributare l’ultimo saluto a Carlo Perdomi, ex presidente della Provincia, nonché per anni “numero 2” in Regione durante la presidenza di Pier Luigi Bersani. Il rito si è svolto nel Tempio di San Cristoforo alla Certosa, ed è stato officiato da don Mattia Tanel cappellano vicario di San Cristoforo. Il professor Perdomi, che aveva 78 anni, si è spento il 6 febbraio scorso a causa dell’aggravarsi della malattia che da tempo lo aveva colpito. Insegnante alle scuole superiori, Perdomi aveva fin da giovane mostrato la sua più evidente inclinazione per la politica e negli anni Ottanta e Novanta, nel Partito Socialista di Bettino Craxi, ha ricoperto ruoli e incarichi prestigiosi. Figura di politico rigoroso, poco incline al pettegolezzo, arguto e dotato di un grande senso dell’ironia, ieri Perdomi è stato salutato da numerosi colleghi ed amici. Folta la rappresentanza socialista, partito al quale Perdomi ha dedicato le sue migliori energie. Una rappresentanza silenziosa ma le cui vicende sono nella storia di Ferrara.
Tra i banchi del Tempio della Certosa si sono così ritrovati alcuni personaggi della vita pubblica ferrarese. Tra questi Sergio Mazzini, amico di lunga data di Perdomi, nonché attuale presidente dell’Avis di Ferrara; Carlo Alberto Campi altro storico dirigente socialista, che con Perdomi ha condiviso la passione per l’insegnamento e per l’impegno pubblico. Addolorato anche Pier Giorgio Dall’Acqua, a sua volta ex presidente della Provincia e lui stesso amico di Perdomi. E ancora Eden Baraldi e Romano Giovanardi.
Dopo l’omelia di don Mattia e le preghiere, l’intensa mattinata ha vissuto un momento di particolare emozione quando il figlio Enrico ha rivolto al padre il suo saluto: «Sei stato per tutti noi un esempio – ha detto Enrico con le lacrime agli occhi – ci hai insegnato ad amare la cultura. Eri curioso e sempre trepidante di sapere, sapere». E poi ancora, ricordando alcune abitudini del padre, Enrico ha voluto rammentare «la capacità che mio padre aveva di saper decidere, non prima di aver riflettuto molto bene su una tale cosa o vicenda. Spesso prima di decisioni importanti che doveva prendere, usciva per fare una passeggiata. Gli faceva bene, rientrava più impegnato e più sereno di prima. Ha saputo farsi voler bene perché aveva una parola per tutti. Questo – ha concluso Enrico – è stato mio padre». E un applauso molto sentito e scaturito d’impeto ha scandito gli attimi successivi. Poi, in una lenta processione, amici e colleghi si sono avvicinati ai parenti più stretti di Perdomi, la moglie Adriana e i figli Fabrizio ed Enrico. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
