Aumento di capitale Le difese all’attacco «Nessun crac Carife Niente falsi o reati»
Ieri in aula i legali di Sergio Lenzi e dei tecnici Filippi e Sette Dibattimento al rush finale, sentenza attesa per fine marzo
È continuata anche ieri, a Bologna, davanti alla Corte d’appello, la staffetta degli avvocati difensori per gli imputati accusati del crac Carife legato all’aumento di capitale: processo d’appello, che si celebra tra le limitazioni antiCovid e che ormai è alle fasi finali in quanto la sentenza potrebbe essere emessa il 29 marzo, secondo il calendario aggiornato ieri dai giudici.
Accuse infondate
Gli avvocati Dario Bolognesi e Giovanni Briola per Davide Filippini e Michele Sette hanno ribadito alla Corte la assoluta infondatezza delle accuse rivolte ai loro due assistiti, “tecnici” di Carife che erano stati assolti dal tribunale di Ferrara proprio perché non avevano ruoli decisionali nell’ambito delle scelte che poi hanno portato la procura a contestare la bancarotta per lo scambio di azioni tra Carife, Banca Valsabbina e Caricesena: uno scambio legato al raggiungimento della quota di 150 milioni per l’aumento di capitale, ottenuto comunque – per i pm di Ferrara Cavallo e Longhi anche ieri distaccati a Bologna – con inganni, alla clientela e ai sottoscrittori delle azioni con il falso in prospetto, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza di Consob e Banca Italia. Ma come avevano ricordato al processo di Ferrara «il crac non esiste, nessun falso o reato in un processo che è solo un paradosso», la sintesi della loro tesi difensiva che è stata rinnovata anche ieri.
Già chieste le condanne
Per reati che più o meno condividono tutti i 9 imputati per cui la procura ha chiesto condanne dai 6 ai 3 anni di pena. Per quanto riguarda la posizione di Sergio Lenzi, ex presidente Carife, condannato in primo grado a due anni (unico assieme a Daniele Forin, ex direttore) ritenuto responsabile del crac, i legali Massimo Mazzanti e Marina Gionchetti hanno sottolineato ai giudici della Corte (Ghedini, Raimondi e Sarcini) che il “cambio” in corso del processo d’appello della qualificazione di bancarotta, da fraudolenta, per cui vi era stata assoluzione, all’ipotesi di “impropria” è in ogni modo non condivisibile: «È uno dei profili su cui abbiamo parlato – spiegava ieri l’avvocato Mazzanti – privo di ragionevole fondamento». Per Lenzi, i due legali hanno confermato le tesi illustrate al processo di primo grado sulla inesistenza dei falsi in prospetto e ostacolo a Consob e Banca Italia. Ieri in coda alle arringhe anche quella dell’avvocato Casartelli per l’ex dg Gafforini di Banca Valsabbina Brescia. Senza dimenticare, l’attacco frontale anche ieri alla decisione della procura di fare appello ritenendo inammissibili le prescrizioni di quasi tutti i reati nell’interesse delle parti civili, gli azionisti-risparmiatori: «Anche questo profilo, privo di fondamenti tecnico-giuridici» hanno sintetizzato i difensori. Poi rinvio al 29, per i legali di Caricesena, e quindi la sentenza. –
Daniele Predieri
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