Tresigallo, Mazzoni costretta a pagare mazzette in Calabria
Indagini della polizia svelano i metodi criminali della famiglia Forastefano nella Piana di Sibari: 17 persone arrestate
TRESIGALLO. Maxi operazione anti ’ndrangheta in Calabria e duro colpo assestato alla nota famiglia criminale Forastefano. In tutto 17 persone arrestate e filone dei controlli della squadra mobile di Cosenza che arriva fino a Tresigallo. Il motivo? La nota ditta ortofrutticola Cico Mazzoni gestiva un’imponente azienda agricola nella Piana di Sibari, proprio l’area controllata dai Forastefano. Controllo che avveniva sottoforma di mazzette, che le persone adibite alla gestione dei terreni per conto di Mazzoni versavano annualmente al clan. Vicenda confermata da intercettazioni e dichiarazioni raccolto nel corso delle indagini, condotte dalla squadra mobile di Cosenza guidata dal vicequestore Fabio Catalano e dal Servizio centrale operativo della polizia, con la direzione dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm antimafia Alessandro Riello.
LONGA MANUS
Ma Cico Mazzoni non era la sola vittima. Dalle indagini sono emerse altre azioni criminose: le vessazioni subite dal titolare di un’azienda di trasporti spogliato dei mezzi di lavoro e sostituito nei rapporti che aveva con la Bartolini a beneficio di un’impresa controllata dalla cosca; le estorsioni subite dai titolari di imprese locali indotti a versare il pizzo (fra queste anche un’impresa vincitrice di un appalto al Comune di Cassano, costretta a cedere la commessa in subappalto a ditta collegata al clan).
E sono state scoperte truffe all’Inps attraverso le indennità percepite tramite braccianti fittiziamente reclutati, ma mai realmente impegnati nei lavori segnalati alla stessa Inps.
«FEROCI»
Questa famiglia criminale opera nella Sibaritide e non esita a usare le armi. Una famiglia, ha detto il procuratore di Catanzaro Gratteri, dal «pedigree di ferocia», per avere «insanguinato per anni interi ambiti e territori della provincia di Cosenza» e «che aveva l’ossessione del controllo del territorio, non solo sul piano fisico, ma anche economico». E per ottenere quest’ultimo si rivolgevano a professionisti compiacenti, che li aiutavano a fare di conto e a trovare le migliori strategie legali per aggirare le leggi. «La ’ndrangheta che si evolve ha bisogno del mondo delle professioni, che a loro volta hanno abbassato di molto l’etica e la morale in nome del Dio denaro, e sono prone ai servigi all’imprenditoria mafiosa», l’amaro commento di Gratteri.
Fra i 17 arrestati, a finire in carcere sono: Pasquale Forastefano, 34 anni, detto “l’animale”; Domenico Massa, 44 anni, suo fidato “consigliori”; Luca Talarico, 36 anni, imprenditore agricolo; Stefano Bevilacqua, 36 anni, genero del superboss ergastolano di Cassano, Franco Abbruzzese; Gianfranco Arcidiacono, 36 anni, parente e uomo di fiducia di Forastefano; Alessandro Forastefano, 30 anni, titolare di un’azienda di trasporti e fratello del reggente del clan; Agostino Pignataro, 40 anni, uomo di raccordo della cosca con le aziende del Nord Italia interessate ai trasporti da e per la Calabria; Nicola Abbruzzese, 42 anno, detto “semiasse”, personaggio di spicco dell’omonima consorteria di Cassano; Antonio Antolino, 41 anni, e Leonardo Falbo, 46 anni, dipendenti di agenzia interinale utilizzata per truffar l’Inps. —
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