Era costretta a pagare mazzette al clan Ma l’azienda non molla
Alla Cico Mazzoni nessun commento sulla maxi operazione Scaduto il contratto del fondo in Calabria tiene il magazzino
TRESIGALLO. Bocche cucite alla Cico Mazzoni dopo la notizia della maxi operazione anti ’ndrangheta compiuta nella piana di Sibari, in Calabria, dove la grande azienda ortofrutticola con sede principale a Tresigallo gestiva un grande fondo, nel quale coltivava prevalentemente pesche, oltre a un magazzino per la lavorazione e la vendita della frutta, quello che di fatto accade a Tresigallo.
Le indagini della squadra mobile di Cosenza, che hanno portato all’arresto di 17 persone, 10 delle quali in carcere, hanno mostrato come la nota famiglia criminale Forastefano controllasse una vasta area sottoforma di mazzette, non disdegnando l’uso delle armi qualora ve ne fosse stato bisogno. Una pratica che ha colpito anche il fondo agricoli di proprietà della Cico Mazzoni nella piana.
Le indagini hanno appurato (con registrazioni e testimonianze) diversi casi di vessazione nei confronti di attività lavorative, compresa appunto la Cico Mazzoni, che annualmente pagava mazzette al clan calabrese.
Indagine che, fra le altre cose, ha messo in luce perfino una grossa truffa ai danni dell’Inps, attraverso indennità percepite tramite braccianti reclutati per finta, perché alla luce dei fatti non svolgevano i lavori per i quali erano segnalati alla stessa Inps.
Ovviamente alla Cico Mazzoni le indagini erano ben note, visto che la vicenda risale ad alcuni anni fa e le indagini - come confermato dal procuratore Nicola Gratteri - hanno comportato un lungo lavoro. Dopo l’ultimo raccolto di pesce il contratto per la gestione del terreno della Cico Mazzoni in Calabria è cessato, ma è rimasto il magazzino di lavorazione e vendita con alcuni dipendenti. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
