Morì per amianto Il pm chiede un anno per Fava di Baltur
CENTO. Un anno di reclusione per omicidio colposo a Gianni Fava, imprenditore centese. A chiederlo è il pm Isabella Cavallari nell’ambito del processo per la morte di Giampaolo Brugioni, operaio deceduto a 66 anni per mesotelioma pleurico, malattia legata all’amianto. La malattia venne diagnosticata nel 2011, per cinque anni l’ex operaio lottò per la vita e poi nel 2016 morì. Sotto accusa per la sua morte (l’esposizione durante il lavoro) la ditta Baltur di Cento, e il suo rappresentate legale Gianni Fava, nel periodo lavorativo dell’operaio dal 1978 fino al 2011. Per la procura l’esposizione all’amianto avvenne durante il servizio lavorativo alla Baltur. Ma le difese hanno sempre sostenuto che l’esposizione maggiore determinante per innescare la patologia fu quella all’interno di aziende dove Brugioni lavorò tra il ’76 e il ’78: Soimi e Riva Mariani, di Ferrara, zona Petrolchimico, chiuse da anni. Sta proprio qui la complessità di una sentenza che potrebbe arrivare il prossimo 8 aprile: stabilire quando e dove si innescò la patologia. Alla prossima udienza toccherà ai legali difensori esporre la propria posizione, sia quello di Fava sia quello che rappresenta la Baltur come responsabile civile. Il giudice Sandra Lepore a conclusione della discussione della prossima udienza dovrà anche decidere sulla richiesta della procura di svolgere una perizia superpartes sul nesso di causalità tra la morte di Brugioni e l’esposizione all’amianto. Il giudice in quella fase dovrà pronunciarsi: o accogliere la richiesta o emettere la sentenza. —
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