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Oltre due anni di accertamenti Già archiviate altre sedici coop

Oltre due anni di accertamenti Già archiviate altre sedici coop

L’inchiesta “ventisette e cinque”di procura e finanza sulle irregolarità Verificate tra le tante posizioni anche Viale K, Matteo 25 e Nadiya 

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Il retroscena

Il primo blitz scattò a dicembre 2018, con il maxi sequestro di documenti, fatture, atti, per verificare abusi e irregolarità – l’ipotesi investigativa che muoveva procura e finanza – nella rendicontazione dei servizi da parte dei vari Cas della provincia, che ospitavano 831 su 910 dei richiedenti accolti nel Ferrarese. Tutto ruotava attorno ai fondi, per ogni migrante, che il Ministero degli interni erogava: 27 euro e mezzo al giorno, da qui il nome dato all’indagine “Ventisette e cinque”. Soldi impiegati per le spese reali delle strutture oppure gonfiate ad arte? La risposta arrivò nel corso del 2019, dai primi controlli investigativi che portarono all’archiviazione per 12 strutture e i relativi titolari indagati per peculato. Poi nel corso dell’indagine si arrivò a cambiare l’ipotesi di reato, a truffa aggravata (quella contestata oggi ai titolari delle coop Vivere qui) e quindi, carte studiando, anche per le posizioni di altre quattro strutture coop – da quanto si apprende e non comparendo nell’atto di chiusura indagine attuale – è stata decisa l’archiviazione per Ruggero Villani di coop Matteo 25 e per Domenico Bedin per le tre strutture che fanno a capo a lui: Viale K, Nadiya e Meeting Point. Anche se le posizioni di questi 16 Cas potrebbero essere riviste con altre ipotesi: quindi potrebbero esservi nuovi sviluppi di indagine.

Questo per quanto riguarda i controllati. E i controllori? Tra questi archiviata la posizione di Alberto Dal Freddo, educatore dell’Asp che aveva come superiore Valentina Marzola e dunque non avendo ruoli decisionali è stata esclusa una sua responsabilità nell’omissione dei controlli. Per quanto riguarda invece il vice prefetto Martorano, la sua posizione è più delicata: intercettato durante l’indagine aveva riferito in una conversazione con interlocutori dell’Asp, sui controlli telefonati il giorno prima ai Cas, che «una certa policy c’è stata, disposta dal prefetto, soltanto il giorno prima possiamo comunicare agli interessati quali le strutture visitare». Lo stesso prefetto Michele Campanaro venne ascoltato dagli inquirenti come testimone, e sentito a sommarie informazioni, diede spiegazioni che poi hanno portato procura e finanza ad attribuire, al momento, responsabilità nell’omissione dei controlli solo al vice prefetto Martorano. –

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