La Nuova Ferrara

Ferrara

TRaffico di falsi attestati 

Diplomi di lingua italiana comprati a 200 euro Pakistani sotto processo

 Diplomi di lingua italiana comprati a 200 euro Pakistani sotto processo

2 MINUTI DI LETTURA





Pagavano dai 2 ai 300 euro, per comprare l’attestato di conoscenza della lingua italiana che permetteva loro di poter presentare la richiesta di permesso di soggiorno all’Ufficio stranieri della Questura cittadina. Chi “vendesse” quei documenti non è mai stato scoperto, ed è rimasto il buco dell’inchiesta che ieri è approdata in tribunale alla prima udienza. Parliamo della “fabbrica di falsi” e di chi li aveva usati, quei falsi, 13 cittadini pakistani di tutta la provincia ferrarese che ieri mattina stazionavano all’esterno dell’aula del tribunale, in attesa dell’udienza: che dopo l’audizione di un addetto dell’Ufficio stranieri e di un ispettore che ha svolto le indagini, è stato aggiornato al 24 settembre quando entrerà nel vivo con gli interrogatori dei 13 imputati. Tre di loro hanno già chiuso, con patteggiamenti o abbreviati, con pene di 8 mesi ciascuno.

Gli altri dovranno rendere conto di quei documenti falsi, che portavano l’intestazione del Centro territoriale permanente di Portomaggiore, istituto serio, che con questo processo non c’azzecca nulla. Sui documenti che venivano venduti, c’era stato un tam-tam, e nella comunità pakistana – questo quanto si è appreso nell’indagine ma mai provato – c’era un soggetto che li vendeva. Così molti pakistani piuttosto che andare a scuola, imparare la lingua italiana, superare l’esame per poter chieder il permesso di soggiorno, il “diploma” se lo compravano. Poi presentava questo e altri documenti all’ufficio Immigrazione della Questura di Ferrara e avevano fatto bingo.

Peccato che la Polizia indagando, indagando avesse scoperto il “traffico dei falsi”, meglio la “fabbrica di falsi” che i pakistani avevano inventato in modo autonomo. La squadra mobile ha accertato l’uso di questi attestati falsi, ma non è stato mai scoperto chi li avesse prodotti: una fabbrica nata da documenti originali, poi bellamente falsificati coi nominativi degli interessati, oggi imputati. In aula a il 24 settembre. –

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google