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Il canale Logonovo si è ormai chiuso Allevamenti di vongole in sofferenza

Annarita Bova
Il canale Logonovo si è ormai chiuso Allevamenti di vongole in sofferenza

I pescatori: «La Regione deve procedere con l’escavo immediatamente. Altrimenti qui perderemo tutto»

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lido estensi. Visto dall’alto, in una giornata di mare piatto, il canale Logonovo tra i Lidi Estensi e Spina si presenta in tutta la sua pericolosità. La sabbia portata dalle correnti lo ha ormai praticamente chiuso e nessun lavoro di escavo è all’orizzonte. Il rischio per le barche è a questo punto molto alto così come quello per gli allevatori di vongole di vedere tutto il prodotto morire per mancanza di ossigeno non appena arriveranno, e non manca molto, giornate più calde.

le richieste

Le concessioni sono infatti qualche centinaio di metri più avanti, verso la Valle e in queste condizioni il mare non riesce a spingere l’acqua fin dove dovrebbe arrivare: in pratica non c’è ricambio e l’incubo anossia torna a bussare.

Ancora una volta, e sta succedendo stranamente sempre più spesso, i pescatori di Comacchio e Goro si stringono la mano e da entrambe le marinerie arriva il sollecito di intervento immediato alla Regione Emilia Romagna, «altrimenti ci muoveremo tutti insieme». In effetti avere concessioni funzionanti e attive all’interno del canale conviene a tutti, onde evitare di dover dividere ulteriormente la zona della Sacca. In pratica gli allevatori di Comacchio preferiscono restare dove sono e a quelli di Goro fa certamente comodo che nessuno si sposti verso nord. «Il Logonovo necessita di interventi urgenti – tornano a dire i vongolari –. Se qualcuno sbaglia a fare manovra o non conosce bene ogni centimetro di questo posto, rischia di ribaltarsi con la barca e per noi invece il pericolo di vedere il nostro prodotto finire in discarica è ormai quasi certezza».

Il rischio è che qualcuno provveda da solo, anche se non si potrebbe. «Meglio le multe, mica possiamo restare senza mangiare. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: possiamo organizzarci, farlo anche noi. Se da Bologna ci dicono che no, non riescono a lavorare in questo momento allora ci rimbocchiamo le maniche. Ma dove sono finiti i soldi? Avrebbero dovuto iniziare i lavori ormai da mesi e non si è visto nessuno».

l’urgenza

In teoria la sabbia in eccesso del Logonovo dovrebbe servire per il ripascimento delle spiagge prima dell’inizio della stagione estiva. «No, in realtà dovevano fare le dune di protezione per le mareggiate invernali, ma siamo in primavera e chi a avuto danni se li è pagati da solo visto che nessuna assicurazione copre più. Adesso a noi serve ossigeno, in tutti i sensi: le vongole seminate devono crescere, andare avanti ed è assurdo che sia l’uomo a bloccare tutto quando invece la natura sembra generosa quest’anno».

Da Goro arriva una mano tesa: «Noi ci siamo – dice Fausto Gianella, presidente della cooperativa La Vela –. Se c’è da far valere le ragioni dei pescatori e degli allevatori, non ci tiriamo certo indietro. Andremo tutti insieme in Regione, non abbiamo nessun problema in questo senso. Da Comacchio non stanno chiedendo la luna, solo che si metta in sicurezza un canale che è diventato pericoloso e che la Regione faccia il suo dovere».

L’interesse è molto alto anche perché proprio in quella zona nuovi specchi d’acqua potrebbero essere ceduti alle cooperative. Le vongole, ormai non è più un segreto, sono tornate a fiorire e, giustamente, nessuno ha intenzione di mollare dopo anni di attese e sacrifici. —

Annarita Bova

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