Le inondazioni come un incubo E il fattore meteo «Agiamo subito»
Secondo le proiezioni dell’Ipcc, il forum scientifico nato in grembo all’Onu, l’innalzamento del livello medio marino si attesterà tra i 60 e i 95 centimetri entro il 2100. Per ciò che riguarda l’Italia, l’Enea ha due tipi di previsione: una più cautelativa (tra i 94 e i 103 cm) e un’altra che invece è meno prudenziale (131-145 cm).
In totale per il nostro Paese sono state individuate 40 aree costiere a rischio inondazione, tra queste quella dell’Alto Adriatico che interessa direttamente i territori del Ferrarese e del Ravennate. «A questa condizione – dice il rapporto “Il clima ci riguarda: rischi futuri in Emilia-Romagna”, redatto da Legambiente –, che già di per sé deve sollecitare le istituzioni a fornire urgenti soluzioni di mitigazione ed adattamento all’emergenza climatica, si viene a sommare la cattiva gestione del territorio, come le numerose urbanizzazioni lungo il litorale, oltre ad attività antropiche specifiche come l’estrazione di idrocarburi».
SUBSIDENZA-EROSIONE
A preoccupare c’è la subsidenza, il fenomeno geologico di abbassamento del suolo: ha comportato in passato abbassamenti rilevanti, con punte di circa 45 centimetri dal 1984 al 2011 nelle aree del Ravennate. Di recente si è osservato qualche rallentamento: le elaborazioni Arpae 2011-16 parlano di abbassamenti di pochi millimetri all’anno su tutto il litorale ferrarese.
Più delicato il tema erosione. In regione, in assenza di interventi di difesa, il 65% delle spiagge del litorale (circa 77 chilometri) presenterebbe vari livelli criticità. Già oggi sono 44 i km di costa a trovarsi in una condizione di erosione contro i 32 km che si registravano negli anni ’90 (fonte Cnr). La Regione, dotata di un Piano Coste già dal 1981, mette in campo periodici ripascimenti, ma anche difese rigide come barriere e pennelli.
l’impatto del clima
Su tutto questo impatta il cambiamento climatico. Secondo Arpae, fino al 2050 proseguirà la tendenza alla diminuzione delle precipitazioni totali e la loro concentrazione nelle stagioni intermedie, con allungamento dei periodi senza pioggia in estate.
«Precipitazioni più concentrate con clima più caldo – spiega il climatologo Vittorio Marletto – generano maggiore rischio di eventi estremi quali supercelle temporalesche e fronti temporaleschi organizzati, con intensi rovesci, grandi colpi di vento e forti grandinate. Il riscaldamento dei mari a fine estate incrementa il contenuto di umidità dei flussi perturbati e il maggiore rilascio di energia (fulmini, vento) e di pioggia, neve o grandine a seconda delle stagioni». Per evitare che il peggioramento del clima superi le capacità di resilienza, aggiunge Marletto, «si deve agire rapidamente sul fronte della mitigazione (abbattere drasticamente e molto in fretta le emissioni di Co2) e dell’adattamento (riducendo l’esposizione e la vulnerabilità del territorio ai crescenti pericoli climatici)».
Avvertimenti ancor più utili per il Ferrarese, come segnala il geologo Marco Bondesan, visto il particolare contesto fisico-ambientale che presenta diversi fattori di sensibilità, tra quote particolarmente basse e debolissime pendenze, pensilità dei fiumi e scarsa profondità della falda freatica. —
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