Trabucco, l’arte della stampa Aveva fondato molti periodici
Cordoglio per la morte di un personaggio della cultura cittadina Originario della Campania, era un cultore del dialetto ferrarese
Il ricordo
Buffa la vita. Se c’era qualcuno che conosceva bene la lingua dialettale ferrarese, nelle sue pieghe più particolari, era proprio Igino Trabucco, mancato a fine settimana scorsa ad oltre 88 anni. Buffa, si diceva, perché lui era nato, nel 1932, da papà Antonio e mamma Matilde, a Sessa Aurunca, allora in provincia di Napoli, ora Caserta, un campano doc che, comunque, parlava benissimo anche il suo dialetto di latte. Ed il suo italiano era particolarmente forbito, sia scritto che parlato: usava regolarmente il passato remoto, noi ferraresi-emiliani manco sappiamo se esiste e tantomeno lo usiamo, con un sense of humour ed una giovialità tutta sua. Era il terzo di 4 figli. La sua famiglia si era trasferita a Ferrara lui bimbo quattrenne, per seguire il lavoro del padre come guardia carceraria.
Un giorno, parlando con chi scrive che ha avuto il grande piacere ed onore di conoscerlo e di collaborare per anni ad una testata da lui voluta e fondata fin dal 1965, Caleidoscopio, ricordava che a quei tempi, giravano ancora le carrozze!
Durante la guerra la famiglia rimase divisa, per poi ricongiungersi nel dopoguerra.
In adolescenza aveva praticato molto sport, distinguendosi come calciatore e velocista. Dopo alcuni anni in marina, reincontrò Chiara, un’amica di infanzia, compagna di una vita, adottandone la prima figlia ed avendo, da lei, due gemelli, Antonio e Francesca.
Collaborò per anni con la Cgil, ma la scrittura (da giovane redasse anche alcune sceneggiature teatrali) ed, in particolare, il giornalismo fu sempre la sua vera passione, anche se, forse per una sorta di incomprensibile pudore, non volle mai divenire giornalista pubblicista. Tanti i periodici di successo da lui fondati, si può quasi dire che la cosiddetta free press sia nata insieme con il suo praticantato.
E furon sempre pubblicazioni di livello, piene di articoli di cultura, spettacolo, vignette di intelligente satira.
Tra esse piace ricordare, oltre al già citato Caleidoscopio, settimanale, poi quindicinale nato nel lontano 1965, una rivista davvero di livello, il Marc’Antonio un omaggio splendido al genio di Federico Fellini ed al suo giovanile e notissimo Marc’Aurelio, quello che gli aprì le porte del cinema e dello Studio 5 di Cinecittà.
Igino non divenne certo mai famoso come il grande riminese, ma è certo che il suo esser conosciuto e ben voluto da tanti ferraresi manterrà ben vivo il suo ricordo nella sua città d’adozione. –
Maria Cristina Nascosi
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