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Il processo  

Igor condannato a 20 anni di carcere Per le tre rapine nell’estate del terrore

Daniele Predieri
Igor condannato a 20 anni di carcere Per le tre rapine nell’estate del terrore

Ieri la sentenza 6 anni dopo i colpi a Villanova, Mesola e Coronella: ad accusarlo i complici Pajdek e Ruszo, gli assassini di Tartari

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Daniele Predieri

Lui non c’è, è detenuto in Spagna, con quasi tre ergastoli possibili (processo in aprile per tre omicidi a fine anno 2017) e altri 21 anni di carcere con cui fare i conti per altri due tentati omicidi commessi in Aragona prima di essere arrestato nel dicembre 2017. Lui, al ruolo d’udienza (lo statino affisso fuori dall’aula del processo), è ancora Igor Vaclavic, nato nel 1976 in Russia. Ma quando il presidente del tribunale Varta Giacomelli legge la sentenza che lo condanna a 20 anni, Igor torna ad essere Norbert Feher, serbo di 41 anni, già assassino certificato con altri due ergastoli sul groppone per gli omicidi italiani di Valerio Verri e Davide Fabbri, dell’aprile 2017, avvenuti tra il Mezzano di Portomaggiore e Riccardina di Budrio nel Bolognese.

Inchiodato dalla pena

La sentenza di ieri mattina lo inchioda a nuove responsabilità: 20 anni di carcere per le tre rapine che ha commesso, nell’estate del 2015, con la sua banda composta da Ivan Pajdek e Patrick Ruszo, entrambi già condannati per gli stessi colpi a 15 e 16 anni di carcere (ma l’aritmetica giudiziaria per i due somma anche 30 anni e un ergastolo per l’omicidio di Pier Luigi Tartari).

Per Igor/Norbert Feher, dunque, cambia ben poco, ma la sentenza di condanna del tribunale (Giacomelli, Migliorelli e Martinelli) mette i sigilli ad una delle pagine più nere degli ultimi decenni nel Ferrarese. Lo ha detto senza giri di parole il pm Andrea Maggioni, che ieri mattina in aula aveva chiesto la stessa pena poi confermata dal tribunale: «Perchè si è trattato di fatti che potevano avere conseguenze ben più gravi con la morte delle vittime». Sì, per fortuna non ci «scappò il morto», negli assalti tra luglio e agosto della banda di Igor con Pajdek e Ruszo che invece nel settembre dopo, in una analoga rapina, ma senza la complicità di Igor, sostituito da Constantin Fiti, aggredirono e abbandonarono agonizzante Pier Luigi Tartari, dopo avergli sottratto bancomat e carte di credito, nel tugurio di Fondo Reno dove di lui trovarono solo poveri resti.

Alessandro Colombani, vittima della rapina commessa a Villanova di Denore, davanti casa sua, la notte del 26 luglio, lo ha sempre ripetuto in questi sei anni: «Io sono un sopravvissuto a Igor e alla sua banda, ho pensato tanto a quello che poi è successo a Tartari, poteva accadere anche a me», diceva ieri. Lo picchiarono con un bastone alla testa, gli spaccarono la mano (ancora oggi ne porta i postumi), lo imbavagliarono e legarono con nastro e fascette.

Stesse fascette che la banda di Igor aveva usato poi diversi giorni dopo questo colpo, a Mesola: dopo averlo preparato almeno con un sopralluogo: la notte del 30 luglio entrarono nella casa di Emma Santi, 93 anni; incappucciati e al buio la svegliarono e le rubarono anelli e catenine che aveva addosso, poi la lasciarono sul letto legata con fascette da elettricista ai polsi e imbavagliata: solo l’intervento del figlio dopo due giorni e due notti evitò quel tragico epilogo che il pm Maggioni ha ipotizzato: ma la donna un anno dopo morì, anche per lo choc di quell’assalto. Assalto per il «colpo della scala», come la chiamarono sia Pajedk che Ruszo, accusando Igor di essere il complice della rapina a Coronella nella casa di padre e figlia, Giulio e Cristina Bertelli. Rubarono di tutto, anche mutande nuove, la spesa fatta nell’auto. Ladri di polli si diceva un tempo, che però nel Ferrarese arrivarono ad uccidere. Igor non arrivò a tanto, con questa banda. Lo fece gli anni dopo, come sappiamo. Anche se per queste rapine ha sempre negato di aver partecipato: il suo avvocato, per questo, leggerà la motivazione di condanna e valuterà l’appello. —

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