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La Partecipanza paga gli opzionisti E replica ai critici: «Sono in malafede»

Beatrice Barberini
La Partecipanza paga gli opzionisti E replica ai critici: «Sono in malafede»

Al via da domani la prima delle quattro rate in programma Ma alcuni capisti non concordano con le modalità scelte

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CENTO. «Capiamo la delusione dei capisti opzionisti che si vedranno pagare 4 rate ogni cinque anni, invece che 2 decennali. Ma questo è il percorso sostenibile approvato dal consiglio. Non escludiamo invece di procedere per vie legali contro chi ha spinto alcuni capisti a dichiarare di essere stati indotti a rinunciare al capo. Una manovra orchestrata in mala fede solo per screditare la Partecipanza Agraria di Cento».

L’amministrazione guidata dal presidente Oliviano Tassinari domani avvia il pagamento della prima rata quinquennale, del valore di mille euro, ai capisti che hanno optato per la somma in denaro al posto del capo. Al contempo, coglie l’occasione per rispondere ai recenti attacchi, al fine di «tutelare la Partecipanza di Cento e ristabilire la corretta verità dei fatti».

Tassinari entra nel merito della divisione 2019-2039: «Questo ente ha ritenuto, come già dal 1939, di concedere ai capisti la possibilità di rinunciare ai capi, ricevendo un adeguato corrispettivo monetario. A tal fine, l’amministrazione nel 2019 ha predisposto, per i capisti che intendessero sottoscriverla, una dichiarazione di rinuncia al capo per il ventennio 2019-2039, pur condizionata a successiva approvazione del consiglio, chiedendo un corrispettivo, all’epoca in fase di definizione, da liquidarsi in due ratei. Ha poi affidato la definizione dell’indennizzo a uno studio tecnico accreditato all’Università di Bologna, pervenendo, con un’apposita relazione, alla stima di valore di quattromila euro per ogni capo rinunciato, variabile in futuro in relazione all’andamento dei canoni medi degli affitti agrari».

critiche respinte

Tuttavia, vista l’impraticabilità da parte degli agricoltori di anticipare il canone decennale degli affitti dei terreni e non potendo utilizzare il capitale dell’ente, il Consiglio della Partecipanza ha ritenuto «di non poter erogare tali somme ai capisti rinuncianti in soli due ratei, ma di poterli versare in quattro ratei nel corso del ventennio 2019-2039». Utilizzato a questo scopo, in via temporanea, l’avanzo di amministrazione. «Pur potendo comprendere in certa misura la delusione degli opzionisti per la mutata cadenza dei ratei – riferisce Tassinari – gli stessi erano ben consapevoli che l’opzione di rinuncia al capo e i relativi termini di fattibilità, erano stati subordinati all’approvazione del consiglio. Tuttavia, una cinquantina di capisti si sono rivolti ad una associazione di consumatori, pretendendo sulla base di dati e conteggi inesatti di ricevere indebite maggiori somme».

Ai capisti che invece hanno inviato missive identiche, in cui «lamentavano di essere stati “indotti” a rinunciare al capo da un consigliere/magistrato/assunto della Partecipanza, di cui nessuno ha tuttavia rivelato l’identità, adombrando quindi l’uso di metodi decettivi», ecco la replica: «Invitati individualmente a precisare i termini concreti dell’asserita induzione, gli stessi capisti hanno fornito nuova e diversa versione dei fatti, ammettendo di essersi determinati alla rinuncia al capo, a seguito di una pacata educata discussione e con decisione consapevole e autonoma. La mala fede e gli intenti strumentali che hanno mosso gli ideatori e i sottoscrittori delle comunicazioni, si evidenziano non solo dalla serialità e dall’identità del testo inviato, ma anche e soprattutto dall’immediata ritrattazione delle adombrate accuse. Riteniamo sia una manovra orchestrata e tesa, per motivi forse pseudo-politici, a screditare la Partecipanza. Per questo, non è escluso di tutelarsi, agendo per vie legali». —

Beatrice Barberini

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