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«Noi, malate di fibromialgia» Senza l’ambulatorio promesso

«Noi, malate di fibromialgia» Senza l’ambulatorio promesso

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ARGENTA. Per ricevere le cure devono fare almeno trenta chilometri. Vorrebbero vedere rispettato il loro diritto alla salute Isabetta, Ornella, Silvia, Stefania, tutte argentane e malate di fibromialgia. «Dell’ambulatorio della cura del dolore che sembrava potesse essere aperto più di un anno fa all’ospedale di Argenta, non si è più saputo niente – dicono –. C’era il medico anestesista assegnato, c’era l’ambulatorio e anche i macchinari necessari per gli aspetti diagnostici. Ma nessuno ha più detto nulla».

Le quattro donne si definiscono “malate invisibili” nell’era del Covid. Sono tra le 65mila emiliano-romagnole che soffrono di fibromialgia, patologia appunto detta“invisibile”, perché non presenta sintomi visibili dall’esterno: «È una malattia, la nostra, che produce indubbie difficoltà in quanto è una sindrome reumatica muscolo-scheletrica con dolore cronico diffuso spesso invalidante, con riflessi nelle relazioni famigliari e sociali, nell’inserimento nel mondo del lavoro, nella capacità lavorativa». Al dolore si associano altri sintomi: facile affaticabilità, stanchezza, difficoltà nel dormire e nel concentrarsi, stress, ansia e depressione.

«non ci arrendiamo»

Ma Isabetta, Ornella, Silvia e Stefania non si arrendono.

«Siamo attive – raccontano – nell’ambito associazionistico per difendere diritti che non ci vengono riconosciuti e siamo in collegamento con chi cerca di aiutarci. Ma la battaglia è durissima. Per esempio grazie alla parlamentare ferrarese Paola Boldrini da tre anni è depositato in Senato un disegno di legge che però non è ancora legge e non è dato sapere quando lo diventerà. Sarebbe un importante segno di riconoscimento che la fibromialgia è una patologia sociale, molto diffusa». La sensazione che accomuna Isabetta, Ornella, Silvia e Stefania è quella di essere in un limbo da anni: «In questo periodo di Covid anche per noi tutto è più faticoso, ma viviamo una particolare condizione che ci vede oggetto di incertezza specifica: siamo considerate malate croniche? Dobbiamo fare il vaccino come utenti prioritarie, o invece non farlo in quanto malate croniche? Potremmo avere reazioni avverse pericolose, o no? In questa preoccupazione ci allevierebbe il poter avere un ambulatorio vicino a casa». —

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