Caso migranti, Bihac risponde a Bondeno: impegno anti violenza
BONDENO. Come promesso il sindaco Simone Saletti ha riportato al consiglio comunale gli ultimi sviluppi sulla situazione di Bihac, partendo dalla risposta ricevuta dal suo omologo bosniaco, Suhret Fazlic.
A seguito della lettera con la quale Bondeno chiedeva di poter essere messa al corrente del dramma umanitario che si sta consumando nella città gemella, Fazlic ha illustrato – secondo quanto esposto dal sindaco – una situazione molto diversa rispetto a quanto si era paventata a seguito del racconto dei media, nei mesi scorsi.
«La città di Bihac – dice Saletti – ha fatto tutto il possibile per scongiurare le violenze ai danni dei profughi in passaggio sul suolo bosniaco. Rimane da capire come vengano gestite le risorse che l’Ue versa al governo di Sarajevo. Soluzioni troppo mirate o circoscritte non agevolerebbero le condizioni dei migranti, secondo quanto ci scrive Suhret Fazlic, mentre a Bihac auspicano che sia il governo centrale a potersene occupare».
Saletti ha anche anticipato la notizia di un primo confronto congiunto da parte dei comuni del territorio che cooperano con città bosniache e, sulla base di questo incontro, appare plausibile che vengano definite le varie azioni da mettere in campo.
Il capogruppo di “Bondeno in testa”, Tommaso Corradi, ha ringraziato il sindaco delle informazioni fornite, augurandosi «che questo primo contatto sia soltanto il primo passo per riallacciare i rapporti che, fino al 4 febbraio, si erano un po’ sfilacciati. Molti cittadini ed associazioni sono interessati ad inviare generi di prima necessità nella nostra città gemella». Un’ipotesi sconsigliata dal sindaco Saletti, «per via dell’impossibilità di fare passare alla frontiera questi aiuti, e per i dubbi espressi dal sindaco di Bihac in merito a interventi sporadici che si vorrebbero evitare per gestire l’emergenza umanitaria».
Il sindaco è più ottimista sul gemellaggio: «Con questa evoluzione dei fatti la situazione è più nitida e mi sembra ci siano le condizioni per mantenere attivo il gemellaggio, soprattutto considerando che il problema non è l’amministrazione locale, ma la gestione del caso da parte della Bosnia». —
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