Prima le violenze domestiche Poi il femminicidio di Atika
Chamekh accusato di maltrattamenti su figlie e compagna che poi uccise Manca la perizia, rinviata l’udienza. Il Comune parte civile: «vicini alla famiglia»
La perizia psichiatrica non è ancora conclusa, e allora il processo per le violenze familiari nella casa a Ferrara in via Oroboni a carico di Mhamed Chamekh sulla compagna Atika Gharib che ha poi ucciso e sulle figlie è stato subito rinviato, ieri mattina. Il giudice per le indagini preliminari Carlo Negri ha preso atto della mancanza dell’atto tecnico (in corso a Bologna per il processo per omicidio) e ha aggiornato l’udienza al 18 maggio prossimo.
Le accuse della procura
Allora si dovrebbe entrare nel merito delle accuse mosse dalla procura (pm Lisa Busato) che aveva svolto le indagini parallele a quelle dei colleghi di Bologna sul femminicidio di Atika, strangolata e poi bruciata da Chamekh in un casolare di Castel d’Argile. Tutti fatti che risalgono all’estate del 2019, per l’ennesimo femminicidio dopo mesi di violenze e maltrattamenti familiari nella casa che l’uomo divideva con Atika Gharib e le sue figlie, in via Oroboni. Proprio sui fatti accaduti a Ferrara verte il processo rinviato ieri mattina dal giudice Negri che dovrà far luce sulle violenze commesse da Chamekh ai danni delle donne di casa. Quelle violenze domestiche e familiari nei confronti di Atika e le figlie furono commesse nell’agosto 2019, un mese prima dell’omicidio della donna e furono causa scatenante del dramma: per quei fatti Atika decise di cacciare di casa l’ex compagno violento e ormai fuori controllo. La convivenza con l’uomo era diventata insostenibile. Lui per ritorsione rubò l’auto della donna e i documenti dell’intera famiglia: passaporto, carta di soggiorno, carta d’identità, carte bancomat e assegni, passaporti delle figlie. Quando nel settembre Chamekh si fece vivo, Atika voleva indietro questi documenti e lo raggiunse in un casolare dove l’uomo abitava, a Castel d’Argile.
Uccisa con una trappola
Era una trappola: qui la donna venne uccisa e poi bruciata. Quindi Chamekh confessò al telefono con le sorelle di Atika, scappò e venne arrestato in Francia. Ora è sotto processo a Bologna, per l’omicidio, e la sua difesa ha chiesto una perizia psichiatrica per stabilire la sua capacità di stare in giudizio e varrà nel processo di Ferrara. Dove oltre ai legali della famiglia di Atika (studio legale Marina Prosperi di Bologna) anche il Comune di Ferrara sarà parte attiva, costituito parte civile con l’avvocato Edoardo Nannetti, legale storico del Comune. Decisione che il sindaco Alan Fabbri motivava così: «i fatti del processo di Ferrara e l’efferato omicidio hanno destato sdegno, turbamento e allarme sociale nella comunità e nella popolazione femminile già colpita da femminicidi e violenze: per tutto questo siamo parte civile al processo». –
Daniele Predieri
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