I pescherecci in secca: «Subito il dragaggio altrimenti non lavoro»
PORTO GARIBALDI. Dopo i danni riportati dal peschereccio durante le manovre di rientro in porto, Luca Menegatti, titolare del Nonna Elisa, lancia un appello alle istituzioni per risolvere una volta per tutte l’annoso problema dell’insabbiatura del portocanale.
«La scorsa estate è stato realizzato l’ultimo dragaggio, ma con la prima mareggiata di Natale – spiega il pescatore – eravamo già da capo. Ci sono tre metri di profondità all’imboccatura del porto e la mia barca pesca a tre metri e mezzo. Due settimane fa la boccola dove gira l’elica è finita sulla sabbia e si è danneggiata. Non è la prima volta che il mio peschereccio subisce danni per questa situazione».
il danno e la beffa
Sono cinque i pescherecci che come il Nonna Elisa superano o sfiorano i 20 metri di lunghezza e rischiano di finire in secca ogni volta che prendono il largo per una battuta di pesca o al loro rientro. Dopo il danno, la beffa: su circa 170 giornate lavorative previste dal calendario annuale di pesca, Menegatti ai ritmi attuali non potrà mai raggiungere, né avvicinarsi al trend degli altri colleghi, senza tener conto del maltempo e delle eventuali restrizioni anti Covid. «La scorsa settimana ho parlato con il sindaco – prosegue Menegatti –, che ringrazio perché almeno mi ha ricevuto e mi ha ascoltato. Mi ha detto però che i lavori di dragaggio vengono seguiti dalla Regione e mi ha assicurato che avrebbe mandato un sollecito scritto. Ma io ho bisogno di lavorare. A me basta poter mangiare, non chiedo la luna».
Il pescatore ritiene che il suo appello non debba per forza restare circoscritto alle esigenze degli armatori proprietari dei pescherecci più grandi, dato che il rischio concreto è quello di un graduale e progressivo accumulo di sedimenti sabbiosi sul fondale dell’imboccatura del porto, con conseguenti ricadute anche per natanti più piccoli.
IN VENETO Pù VELOCI
«Se dovessi decidere di sistemare i danni subiti due settimane – conclude Menegatti –, poi mi ritroverei dopo due giorni con lo stesso problema, se non dovessero partire in fretta i lavori. Alla Pila, più a nord, stanno già scavando e in quella zona del Veneto i lavori sono periodici. Là sono più veloci ad intervenire». Il cantiere interpellato al momento non è in grado di quantificare il danno, perché il Nonna Elisa necessita di una ispezione approfondita alla base, sull’asse dell’elica. —
K.R.
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