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Osti: il commercio paga il prezzo più alto della disoccupazione

Osti: il commercio paga il prezzo più alto della disoccupazione

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Il dato che emerge dall’analisi andamentale dell’Osservatorio dell’Economia della Camera di Commercio di Ferrara, che evidenzia un calo di oltre 3.000 addetti nel corso del 2020 è fonte di grande preoccupazione, e sicuramente ci deve fare riflettere. Si tratta di un numero rilevante che rappresenta in termini percentuali un calo del 3% circa di addetti complessivi in un periodo, tra l’altro, di blocco dei licenziamenti.

«Se poi ci addentriamo nei numeri - spiega Alessandro Osti, direttore di Confesercenti - emerge che la maggior parte del calo dei 3.267 addetti complessivi, per oltre la metà, 1.805, è avvenuta nei settori del commercio ( -1.160) e dei servizi di alloggio e ristorazione (-645). Un dato che evidenzia ancor più chiaramente della percezione collettiva, che questi sono i settori che maggiormente hanno, e stanno, risentendo in modo più importante delle restrizioni imposte a causa dell’emergenza sanitaria. Di fatto il terziario è praticamente l’unico settore in cui le restrizioni si sono particolarmente accanite, i settori primario e secondario non sono stati così pesantemente coinvolti da chiusure o contrazioni rilevanti, ed i numeri su esposti ne danno certamente conto. Eppure non riteniamo che la considerazione ricevuta da commercio e turismo, in tema di sostegno per le pesanti perdite di fatturato sia stata adeguata. Quando la perdita di questi numeri riguarda una impresa singola, si aprono i tavoli di crisi nazionale, quando, come sta accadendo, i numeri sono spalmati su molte piccole imprese, non sono previsti analoghi interventi pubblici».

«Siamo a marzo - dice Osti - ed ancora attendiamo il supporto del “ristori quinques”, che riguarda l’ultimo periodo del 2020, quello più penalizzato perché ha visto bloccate le attività di commercio e turismo nel periodo commercialmente più importante dell’anno. Né sappiamo come saranno stabiliti i criteri per l’assegnazione dei nuovi ristori. Avevamo raggiunto l’accordo con il precedente esecutivo di superare i codici Ateco, e di ricondurre il tutto alle differenze di fatturato tra 2020 e 2019, speriamo che questa strada venga perseguita anche dal nuovo governo, e soprattutto che il tutto avvenga in fretta, le imprese non reggono più, sono al limite e stremate. La misura del blocco dei licenziamenti non potrà essere prorogata ad oltranza. Quando terminerà dovranno essere già in campo forti misure di decontribuzione e di detassazione Ma non si può continuare a chiedere alle imprese di mantenere l’occupazione se le attività in questione non hanno il permesso di lavorare, ecco che quindi senza adeguati interventi, il rischio di un ancora più importante perdita di addetti è la preoccupante prospettiva che ci si presenta». —

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