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In Commissione affidi due testimonianze 

Famiglie affidatarie tra burocrazie giuridiche e legami indissolubili

G.Corr.
Famiglie affidatarie tra burocrazie giuridiche e legami indissolubili

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la storia

C’erano due famiglie affidatarie, ieri in commissioni minori del Comune, a raccontare le propria esperienza. Un incontro a porte chiuse che ha fatto emergere alcune criticità: dalla burocrazia dei Tribunali al numero insufficiente di famiglie affidatarie rispetto alla necessità, riporta il presidente Alcide Mosso. Da qui la necessità di promuovere «buona prassi di sostegno verso chi si trova in difficoltà già partendo dalla scuola formando gli insegnanti a riconoscere le criticità ed intervenire tempestivamente, creare una rete dove ogni soggetto, pubblica amministrazione, servizi sociali, associazionismo, partecipi in modo positivo e propositivo, rivedendo i criteri di intervento e di sostegno interpretando le reali necessità della famiglia naturale».

La prima famiglia ha raccontato di aver accolto in quindici anni tredici minori: i più piccoli, non riconosciuti, accolti a poche ore dalla nascita, e gli altri adolescenti. Sei di questi sono rientrati nella famiglia naturale, gli altri adottati. La famiglia ha detto di aver sempre mantenuto il rapporto con le famiglie naturali, quando possibile, «gestendolo con il sentimento proprio di un genitore verso i figli, quindi affrontando le situazioni come se si trattasse di figli propri. Gli incontri venivano calendarizzati predisposti dai servizi sociali». La seconda famiglia ha invece accolto nove minori prevalentemente in età adolescenziale. Con tutti, è emerso, è stato mantenuto un buon rapporto «tanto che continuano ad avere contatti ed incontri con i ragazzi che erano stati accolti anche dopo il raggiungimento della maggiore età». —

G.Corr.

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