Iniziata l’autopsia Dario Benazzi deve essere ancora riconosciuto
L’avvocato: «La persona sbagliata nel posto sbagliato» Le risposte potrebbero arrivare anche dai telefoni cellulari
codigoro. Uno dei corpi ritrovato nella macchina andata a fuoco domenica notte nelle campagne di Rero, è o no di Dario Benazzi, 70 anni e cugino di Riccardo Benazzi, 64 anni? In teoria sì, ma al momento la certezza non si può avere, almeno finché l’autopsia, iniziata ieri, non darà le prime risposte.
i dubbi
I cadaveri erano carbonizzati e di conseguenza il riconoscimento impossibile e si dovrà procedere con l’esame del Dna. Il 64enne aveva una protesi in una gamba, una placca di metallo che ha resistito alle alte temperature ed è stato riconosciuto proprio da quella. Dario Pozzati è uscito con lui domenica mattina e a casa non ha più fatto ritorno, nemmeno per prendere le medicine salvavita. Tutto farebbe dunque pensare che in quella macchina ci fosse anche lui, ma gli inquirenti lo devono vedere scritto nero su bianco per poter procedere.
le indagini
Un giallo, quello di Rero, che ogni giorno appare più fitto e ingarbugliato, che vede da una parte una verità cruda e schietta e dall’altro una serie di dubbi e domande che non posso certo basarsi su ipotesi. Altra pista è quella legata ai telefoni cellulari. Gli inquirenti stanno controllando i numeri catturati dalle celle che si trovano vicino al luogo in cui l’auto è andata a fuoco così come all’impianto.
Quello che nelle primissime ore era apparso come un omicidio-suicidio, pian piano ha preso la forma di duplice omicidio e se così fosse manca il nome dell’assassino e degli assassini. Il movente invece ci potrebbe anche essere: Riccardo Benazzi era pieno di debiti si parla di cifre importanti e il sogno legato all’impianto di produzione di energia eolica l’ha portato a perdere la strada. E il cugino? La sua vita appare molto più limpida e lineare, solo che non voleva lasciare solo Riccardo, era preoccupato per lui e cercava in tutti i modi di stargli accanto, così come ha fatto l’ex moglie Orianna. Il 64enne non aveva un tetto ed era aiutato anche con i pasti, ecco perché Dario Benazzi non se la sentiva di abbandonarlo. «Era la persona sbagliata nel posto sbagliato», si limita a dire Denis Lovison, avvocato della famiglia del 70enne. L’auto su cui i corpi sono stati trovati era dell’ex moglie di Riccardo e anche lei nei giorni precedenti era andata con le vittime a Rero per cercare di capire come fare a smontare e portare via quello che restava dell’impianto, perché il terreno è andato all’asta. Ed ecco sorgere un’altra domanda: di chi è l’impianto? Il 64enne non faceva più parte della società da tempo, era stato estromesso. Se non era dunque di Riccardo Benazzi, perché è tornato più e più volte in quel campo? —
Annarita Bova
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