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«Ammortizzatori da estendere a tutti»

«Ammortizzatori da estendere a tutti»

Grazzi (Cgil): 10mila assunti hanno solo la cassa in deroga e scontano ritardi. Penalizzati giovani, disabili e precari

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«Tra i lavoratori dipendenti più di 10 mila contrattualizzati nel commercio, complessivamente inteso a Ferrara, hanno usufruito - in quanto sprovvisti di cassa integrazione ordinaria - di ammortizzatori sociali in deroga e fondi di solidarietà, scontando numerosi ritardi nel ricevere le prestazioni dovute», scrive il segretario confederale della Cgil di Ferrara, Riccardo Grazzi. Da un lato, sottolinea il sindacalista, «salute e sanità, scuola e lavoro sono allo stremo ed incapaci, se non finanziati, di riequilibrare le differenze sociali, dall’altro la crisi economica impone l’adozione di misure di redistribuzione del reddito e dei servizi che sostengano i cittadini, i lavoratori, le imprese».

E se nel nostro Paese si sono mitigati i cali produttivi sin qui subiti immettendo molto danaro nella spesa sociale, distribuendolo ad un numero ampio di destinatari, osserva Grazzi, «ciononostante, certamente anche per gli effetti prolungati della situazione pandemica, queste misure non sembrano sufficienti neppure per tutelare chi è inserito nel mercato del lavoro, figuriamoci per chi ne è ai margini o addirittura escluso come i giovani, le donne, i portatori di disabilità, i precari». Questo avviene perché «si è cercato di curare i sintomi ma non le cause».

Molti lavoratori, tra cui gli atipici e i parasubordinati, precisa Grazzi, sono stati o esclusi o parzialmente protetti dai redditi sostitutivi, e «non è migliore la condizione di migliaia di lavoratori coperti dai fondi bilaterali, come ad esempio gli operai e gli impiegati occupati nelle piccole imprese dell’artigianato, anche se l’elenco potrebbe allungarsi». Come agire quindi? «Un unico sistema di ammortizzatori sociali esteso a tutte e a tutti, senza esclusioni di sorta, indica non solo i tratti di una riforma giusta sul piano etico ma una direzione imprescindibile verso cui volgere il verso della equità del modello produttivo – commenta il sindacalista della Cgil – È un principio non banale ma al contrario formidabilmente opportuno: indipendentemente da dove si sta nella filiera e indifferentemente dal peso economico che si ha nella creazione del valore, si riconosce parità di trattamento ad ogni organizzazione di impresa». Il diritto alla continuità occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori «sarà maggiormente esigibile qualora le imprese a cui appartengano abbiano uguale opportunità di ricorrere ad uno stesso fondo di sostegno al reddito, scongiurando la strada dei licenziamenti – conclude Grazzi – È auspicabile che anche per questa via si stabilisca il principio che la competizione di impresa non si possa avvalere di espedienti ma della capacità di stare sul mercato, della competenza e della responsabilità sociale». —

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