Gli Azzerati Carife: Marattin ora appoggi le nostre richieste
L’intervista del deputato suscita reazioni «Se è “pentito” può dimostrarcelo»
la polemica
Alleanza davvero inedita, quella tra risparmiatori azzerati e Luigi Marattin. È uno degli effetti indiretti della sentenza Ue sulla “legittimità” di salvare banche come Carife. Gli Azzerati Carife, in realtà, non fanno sconti all’attuale presidente della Commissione Bilancio della Camera, che sulla Nuova ha sposato la tesi dei rimborsi allargati riconoscendo anche qualche difetto di empatia nelle sue critiche dell’epoca alle posizioni dei risparmiatori: «Lui era consigliere dell’allora premier Matteo Renzi e non ha mosso un dito per impedire il decreto Salvabanche e salvare i nostri risparmi, il “pentimento” è fuori tempo massimo» premette la portavoce Katia Furegatti.
Che però si dice pronta ad accogliere la novità, e invita quindi Marattin a «sostenere le nostre proposte attivandosi a tutti i livelli affinché siano pagati da subito tutti gli indennizzi già richiesti dal Fir, al 100%, siano tolti i paletti e riconosciuti gli indennizzi a tutti i risparmiatori e sia pagato il resto del 5% per gli obbligazionisti». Gli strumenti, sottolineano gli Azzerati, ci sono già perché il Fir è finanziato con i conti bancari dormienti e possono essere alimentati anno dopo anno. La maggioranza di governo, tra l’altro, è così ampia che «non ci sono più alibi».
Sul fronte alternativo ai rimborsi, cioè eventuali cause giudiziarie contro la Commissione Ue che impedì il salvataggio della banca in forza di un’interpretazione («aiuti di Stato») demolita dalla Corte di giustizia, la prossima sarà la settimana decisiva. Fondazione Estense ha infatti in programma un giro d’incontri con alcuni dei più importanti studi legali esperti in diritto europeo, bancario e societario, per valutare fattivamente pro e contro di un’azione legale.
Proprio Marattin tiene a sottolineare un dato di fatto: «È utile ricordare che la sentenza Ue non è stata calata dal cielo né inviata da qualche civiltà extraterrestre. Ma è causata dal ricorso fatto nel 2016 (sul caso Tercas simile a Carife, ndr) dal governo italiano guidato da Matteo Renzi. Senza quel ricorso, non ci sarebbe stata questa sentenza. Le disposizioni normative si rispettano anche quando non si condividono, e laddove possibile si fa ricorso agli strumenti che la legge mette a disposizione per contestarli. E così fece il governo di allora, per fortuna». Dal ricorso contro l’opposizione della Commissione Ue ad utilizzare i fondi Fidt per Tercas è scaturita oggi la sentenza della Corte di giustizia europea. —
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