Viaggio dal neolitico al Rinascimento I tesori da scoprire
Voghenza, Ostellato, Comacchio aree archeologiche di primo piano Il nostro è un territorio ricco di storia che può raccontare chi siamo
comacchio. L’archeologia è una scienza meravigliosa che ci permette di capire chi siamo, da dove veniamo e in qualche modo anche dove stiamo andando. Ferrara e la sua provincia vantano un altissimo numero di siti archeologici più o meno noti che permettono di ripercorrere la storia dall’ultima fase del Neolitico fino a Rinascimento. Il lavoro degli archeologi come anche degli storici, passando per i “semplici” appassionati e volontari è continuo e certosino ed è grazie a loro se possiamo arrivare a capire “il perché” e “il come”.
le scoperte
I lineamenti geografici e storici della provincia di Ferrara si sono modellati sul mutevole e possente apparato deltizio del Po. Allo stato attuale delle conoscenze la documentazione archeologica più antica è circoscritta all’area del Bondenese e risale all’ultima fase del Neolitico.
L’età storica trova il proprio apice nel fenomeno urbano di Spina (fine VI – inizi III sec. a.C.) per frantumarsi nei tempi successivi nelle più capillari forme di insediamento proprie delle età romana e altomedievale. Insieme a Bondeno, le zone di Comacchio, Ostellato, Voghenza e Argenta costituiscono i poli di aggregazione economica ed umana che hanno restituito il maggior numero di documenti e che si saldano, dopo i secoli VI e VII d. C., al “castrum” bizantino da cui ebbe origine Ferrara. Nella provincia di Ferrara sono presenti tre aree archeologiche: la necropoli di Voghenza (in Comune di Voghiera), l’abitato di Spina (in Comune di Ostellato) e l’area di Santa Maria in Padovetere (in Comune di Comacchio).
voghenza
La necropoli Romana di Voghenza è l’unica sempre visibile dall’esterno di una recinzione ed è anche quella che presenta scavi e reperti più facilmente leggibili dai visitatori. Le origini del centro – che fu poi la prima sede di diocesi paleocristiana nel ferrarese– sono documentate a partire dalla seconda metà del IV a.C. L’area archeologica di Voghenza è al margine dell’attuale paese, ben visibile dalla strada che le passa accanto. È una necropoli di età imperiale: vi si trovano due recinti sepolcrali, tombe a cassa coperte da lastre di pietra di Verona, un sarcofago. Le sepolture si datano ai secoli I-III d. Il 14 marzo 2015, la sezione archeologica del Museo del Belriguardo si è arricchita di 150 reperti mai esposti al pubblico che coprono un periodo che va dall’epoca etrusca a quella bizantina.
città etrusca di spina
L’abitato di Spina è stato individuato nella Valle del Mezzano in Comune di Ostellato. L’area in cui sono stati effettuati gli scavi è attualmente ricoperta e riguarda il settore a meridione del Canale Collettore Provinciale del Mezzano. Essa tuttavia conserva strutture e apprestamenti in legno (palificazioni) relativi all’impianto urbano del VI – III sec. a.C.
S. Maria in Padovetere
La ricerca dell’antica Spina tra le paludi nel delta del Po fu un vero giallo archeologico. Appassionò eruditi e studiosi illustri fin dal Medioevo, ma del celebre e florido emporio marittimo descritto dagli autori greci e romani sembrava essersi persa ogni traccia. Solo nel 1922, in modo del tutto casuale e inaspettato durante le opere pubbliche di bonifica delle valli di Comacchio la comparsa di “terrecotte e bronzi di magnifica fattura greca” diede il via a una vicenda straordinaria. Alla scoperta casuale del 1922 seguirono le indagini scientifiche dirette dalla Soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935 nell’area di Valle Trebba portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture. La successiva bonifica di Valle Pega portò alla scoperta, tra il 1953 e il 1956, dell’area meridionale della necropoli che, nell’arco di altri dieci anni di scavi alla guida del soprintendente Paolo Enrico Arias e del direttore del Museo Nereo Alfieri, restituì ben 3mila tombe. Tra il 1957 e il 1964 fu individuato anche l’abitato, nella Valle del Mezzano, oggetto, negli ultimi anni, di nuove indagini estensive volte a definire meglio gli aspetti strutturali e cronologici urbani. —
Annarita Bova
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