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Covid, vaccinato e guarito Fa il test, è ancora positivo

Gi.Ca.
Covid, vaccinato e guarito Fa il test, è ancora positivo

Operatore di struttura sanitaria ha fatto il tampone per un intervento chirurgico Ora è di nuovo in quarantena. Il virologo: forse sono residui della vecchia infezione

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Guarito dal Covid, con esito del tampone positivo due mesi fa, e poi vaccinato con la doppia dose consigliata. Tra i non addetti ai lavori questo “curriculum” è ritenuto una sorta di “patentino”, la garanzia che il virus – almeno per i mesi a venire – non potrà rientrare nell’organismo. In realtà i casi di reinfezione, almeno apparente, non sono frequentissimi ma nemmeno rarissimi «e possono avere più di una spiegazione», afferma l’infettivologo Marco Libanore, direttore del reparto di Malattie infettive ospedaliero del Sant’Anna.

La sorpresa dell’operatore sanitario che racconta la vicenda è palpabile, come l’irritazione per aver saputo quasi per caso che la presenza del virus è nuovamente rilevabile nei suoi esami. Cinquantenne, ferrarese, si è sottoposto al tampone alla fine dell’anno scorso partecipando allo screening per il personale sanitario: esito positivo. Il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Asl ha disposto un periodo di quarantena che si protratto per tre settimane. Dopo due tamponi positivi, il terzo ha certificato l’uscita dallo stato di malattia. L’operatore socio-sanitario è quindi rientrato regolarmente al lavoro e a febbraio ha aderito alla campagna vaccinale avviata due mesi fa dall’Asl assumendo nel giro di tre settimane le due iniezioni di siero consigliate dal produttore.

L’esito inatteso

L’ultimo sviluppo risale alla settimana scorsa ed è quello che ha suscitato la sorpresa del sanitario, che per ora ha dovuto rinunciare all’intervento ambulatoriale prescritto per un problema di salute non collegato alla pandemia.

La scorsa settimana si è presentato al colloquio pre-operatorio ed è stato sottoposto al test molecolare, obbligatorio per tutti i ricoveri, anche in day hospital. «Poche ore dopo – ha raccontato ieri alla “Nuova” – sono stato richiamato e avvisato che l’intervento era stato rimandato. Ho chiesto il motivo e, con mia grande sorpresa, mi è stato comunicato che il tampone aveva dato esito positivo».

Per l’operatore è scattata la seconda quarantena nel giro di tre mesi. «Credevo di essere immune, almeno per l’ondata in corso invece mi ritrovo di nuovo a casa e con la prospettiva di dover attendere un nuovo tampone negativo», commenta contrariato il lavoratore. Che sottolinea il fatto di aver ricevuto «con qualche ritardo la comunicazione della quarantena da parte dell’Asl», ma soprattutto l’insidia rappresentata da una procedura che prevede, per un operatore sanitario infettato e guarito, il rinvio del primo tampone di controllo tre mesi dopo l’ultimo test risultato negativo. «Se non avessi avuto bisogno di quella prestazione ospedaliera non avrei saputo di essere positivo per settimane, fino al prossimo tampone previsto dallo screening», la conclusione.

Le ipotesi

Libanore spiega che il vaccino non esclude a priori una successiva positività al virus: «Dà una copertura molto alta, anche se non al cento per cento, rispetto alla possibilità di riammalarsi (con sintomatologia, ndr), ma non rispetto alla possibilità di reinfettarsi, cioè di subire un nuovo attacco virale. Una variante, inoltre, potrebbe a sua volta superare la barriera del vaccino. Casi del genere si presentano soprattutto perché, dopo aver superato la malattia, l’organismo può ancora espellere l’Rna residuo dell’agente patogeno. Ma la carica virale di solito è così bassa che il soggetto non è contagioso. E questo è il motivo per cui agli operatori che hanno contratto il Covid si prescrive il tampone almeno tre mesi dopo la fine della malattia». —

Gi.Ca.

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