Cellule intelligenti per bloccare le crisi epilettiche
Unife partecipa a uno studio internazionale col gruppo di ricerca del professor Simonato
la ricerca
Un software biologico capace di prevedere l’arrivo di una crisi epilettica e reagire producendo molecole terapeutiche capaci di bloccarla. Con questo innovativo strumento il Progetto “Prime”, propone un approccio alternativo e radicale per tentare di prevedere e bloccare le crisi epilettiche, la manifestazione clinica più debilitante e pericolosa dell’epilessia.
Prime è il quarto progetto internazionale sull’epilessia finanziato dalla Commissione europea a cui il professor Michele Simonato del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione di Unife, partecipa come coordinatore o principal investigator. «L’epilessia è una malattia che ogni anno colpisce circa 60 milioni di persone nel mondo, di cui 6 milioni in Europa – spiega Simonato – Obiettivo del progetto è la realizzazione di cellule ingegnerizzate che funzionano sulla base di un algoritmo attivato da segnali chimici che compaiono nel cervello poco prima di una crisi epilettica».
«Il nostro gruppo – prosegue Simonato – ha ingegnerizzato cellule in modo da renderle capaci di rilasciare “Gdnf”, una proteina che in studi precedenti si era dimostrata capace di sopprimere le crisi e di incidere sulla storia naturale della malattia. Queste cellule secernenti Gdnf sono state “impacchettate” in dispositivi simili a microcapsule in grado di rilasciare la sostanza terapeutica e allo stesso tempo evitare reazioni di rigetto. Le microcapsule sono state inoculate nella zona cerebrale da cui originano le crisi in ratti epilettici, e si sono dimostrate efficaci sul 90% delle crisi. Questo sistema è già stato testato sull’uomo in studi di tollerabilità, ma per l’uso clinico andrebbe rifinito per renderlo’intelligente’, cioè capace di adattarsi alle esigenze di ogni singolo paziente». —
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