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Il bambù gigante piace «Pianta straordinaria»

Mario Bellini
Il bambù gigante piace «Pianta straordinaria»

Iniziata la raccolta dopo le piantumazioni di cinque anni fa Mercatelli: «Elementare anche dal punto di vista ecologico»

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PORTOMAGGIORE. Quindici ettari di terreno tra Ripapersico e Quartiere, nel Portuense, sono stati coltivati a bambù e oggi, a cinque anni dalla piantumazione dei due “boschetti” Marco Mercatelli e i suoi soci si apprestano a raccogliere i primi frutti di quell’investimento datato 2016. «Siamo soddisfatti dei primi risultati perché la nostra produzione di bambù andrà in tre diverse direzioni. Le canne verranno utilizzate per arredamento, hobbistica e tutori per piante; gli sfalci e le ramaglie andranno alla centrale biomassa di Powercrop di Russi (Ravenna). Non tralasciamo – dice Mercatelli – l’aspetto alimentare. Tra marzo e maggio ci dedichiamo alla raccolta di germogli teneri e saporiti, indicati per insalate e crudités». I germogli di bambù sono degli ingredienti molto conosciuti ed utilizzati nella tradizione gastronomica orientale. Questi germogli commestibili della pianta di bambù sono diffusi prevalentemente nei Paesi dell’Asia orientale, come Cine, Taiwan e Giappone. Ricchi di interessanti principi nutritivi, sono alimenti ipocalorici e poveri di grassi, adatti ad apportare benefici alla nostra salute.

PIANTA VERSATILE

Ma non finisce qui perché le tre diramazioni che partono dalle piantagioni portuensi non sono che la punta dell’iceberg di un progetto più ampio. «Il bambù può essere utilizzato in 1.500 modi, e non è un modo di dire; di lui viene utilizzato tutto, non si butta via niente. Il bambù può essere impiegato nella cellulosa, nel tessile, nell’edilizia, nella cosmetica e nell’oggettistica. In tutto questo – sottolinea Mercatelli – non dobbiamo dimenticare l’aspetto ecologico della pianta e delle sue componenti». Secondo studi delle università di Viterbo e Catanzaro, un ettaro di bambù rilascia più ossigeno delle piante tradizionali e sequestra circa 95 tonnellate all’anno di Co2. Le sue capacità antibatteriche e antimicotiche lo rendono immune dagli attacchi di parassiti e batteri, diminuendo l’impiego di prodotti chimici e pesticidi. Lo sviluppo e il processo sono legati anche all’etica e alla cura dell’ambiente.

«Una pianta decisamente in linea con l’obiettivo europeo di eliminare entro il 2030 circa 20 miliardi di tonnellate all’anno di Co2. La piantagione – conclude – può essere tagliata per due terzi perché i tempi di ricrescita sono estremamente ridotti. Una pianta davvero straordinaria». —

Mario Bellini

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