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Il nuovo modello di tracciamento Crisanti: funzionerà con un codice

Gi.Ca.

Il virologo alla “Nuova”: preserviamo la privacy ma con più tamponi La provincia scelta per alcune specificità demografiche e geografiche 

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Il progetto

«Vogliamo replicare il modello di Vò Euganeo in modo sostenibile, in una provincia che ha una dimensione contenuta, è un po’ isolata, una caratteristica che rende più difficile al virus l’impresa di rientrare, ed è vicina alla città dove lavoro. Così potremo seguire più agevolmente il progetto». Il professor Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, spiega alla “Nuova” come funzionerà la nuova modalità di tracciamento dei contagi che sarà applicata a Ferrara e provincia nei prossimi due anni (la data di partenza potrebbe essere il 22 marzo) e che si ispira al monitoraggio di massa realizzato a Vò nel 2020. Oggi per trovare gli asintomatici vengono ricostruiti i “contatti stretti” del soggetto positivo, ricorda il virologo, «ma il sistema funziona male perché ci sono reticenze». La nuova modalità di tracciamento prevede che al contagiato venga consegnato un codice (varierà giorno per giorno per verificare l’evoluzione dell’epidemia) che poi trasmetterà ad un’ampia rete di amici, conoscenti, colleghi, studenti etc.. Questi, in base alla data collegata al codice, potranno presentarsi per il tampone (il prelievo sarà compiuto dalle Usca). «Il codice non è personale quindi non si saprà chi l’ha generato. Sarà preservata la privacy – conclude Crisanti – Occorrerà almeno un raddoppio dei tamponi, ma siamo attrezzati. L’obiettivo è di assistere a un drastico calo dei contagi per poter poi applicare il modello all’intera regione», conclude il virologo. —

Gi.Ca.

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