Il preside Urbinati (Navarra): «La scuola esca dalle aule»
Marcello Pulidori
Non soltanto apprendimento nelle aule, che resta comunque fondamentale. Ma anche apertura verso il mondo, con gli studenti sempre più proiettati all’esterno delle aule, appunto. Per comprendere le dinamiche della vita. Massimiliano Urbinati, preside dell’istituto “Navarra” di Malborghetto di Boara, resta fedele al suo cliché di “innovatore” e vede per il futuro una scuola, perlomeno la sua, «dove i ragazzi possano fare impresa sociale, una scuola agganciata alla realtà». L’occasione, ieri mattina, è stata la presentazione di un lavoro svolto dagli studenti nella Giornata internazionale della donna lo scorso 8 marzo. Appuntamento simbolico, ma denso di significati. «La scuola – ha aggiunto Urbinati – deve essere una seconda famiglia. In questa scuola ad indirizzo agrario abbiamo una lavagna multimediale in ogni classe, quindi i nostri ragazzi sono collegati con il mondo». L’idea vincente legata al 8 marzo è stata quella di studiare la figura di alcune donne che hanno cambiato il corso della storia. È stato così che la prof Mary Malaguti, la collega Valentina Lambertini e la bravissima studentessa Marta Malaguti della 5/E dell’istituto hanno ricordato esempi come Anna Bolena, regina consorte d’Inghilterra nel 1. 500 ma anche di personaggi contemporanei come la vice-presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris.
«I libri sono fondamentali – ha proseguito Urbinati – ma accanto alla Costituzione e alla Bibbia occorre saper indicare ai nostri studenti cosa troveranno una volta entrati a pieno titolo nella società, non solo italiana». Insomma, una educazione civica declinata al futuro.
«Questo – hanno aggiunto i docenti presenti – consente anche di evitare l’isolamento di cui purtroppo oggi siamo tutti vittime». L’importanza delle ricorrenze, quindi, sta nel capirle, per poi trasformarle in sapere per il domani.
«La nostra ambizione – ha concluso il preside Urbinati – è quella di creare cittadini consapevoli capaci di determinare loro stessi il futuro che vivranno». –
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