L’emergenza svuota la stazione Piangono il bar e le edicole
Gli addetti alla temperatura calcolano un giro di 1000/1.500 persone al giorno in stazione. L’app che tiene il conto, intorno alle ore 12, mostra il passaggio di 390 persone, sul lato edicola, «poi ci sono i colleghi agli altri ingressi che ne misurano altrettanti, più tardi arrivano gli studenti che tornano da scuola e in serata ci sono anche i pendolari».
Numeri da dividere tendenzialmente a metà (misurazione doppia della temperatura per chi arriva a Ferrara per lavorare o studiare e che poi torna a casa in giornata), numeri che non comprendono poi necessariamente viaggiatori, la temperatura viene presa anche ai residenti che in stazione ci passano per andare al bar o in edicola. In sostanza numeri molto bassi rispetto al passato, che risentono della pandemia ancora in corso, e che lasciano la stazione di Ferrara quasi deserta.
Così, martedì mattina, era l’atrio, o la sala d’aspetto, nessuna coda per fare i biglietti, solo una sporadica presenza agli sportelli per capire «come funziona il rimborso del biglietto con il voucher», chiedeva una signora. Vuoto il bar: «c’è pochissima gente in giro – raccontano – qualcosa in più di prima mattina, qualche studente, pendolari, ma comunque pochi rispetto al passato visto che tanti sono in smart working».
Tra i pochi frequentatori della stazione una mamma a vedere i treni con il figlio, sul binario 1, e un’infermiera che andava ad Argenta, «spostamento per motivi di lavoro». C’era anche un’altra professionista che tornava a Forlì dopo essere stata in tribunale, «sono andata in udienza, quelle non si sono fermate».
«Va male» è stata la considerazione dell’edicolante mentre indicava con la mano i corridoi vuoti della stazione: «c’è un 20% di quello che c’era prima, praticamente vendo qualche giornale ai residenti o ai pochi pendolari che ancora lavorano. Noi che abbiamo l’edicola nelle stazioni abbiamo solo gli occhi per piangere: il mio lavoro ora? Faccio un sacco di resi. Siamo davvero molto penalizzati»; opinione condivisa, sottolineava, da tutto il gruppo whatsapp degli edicolanti delle stazioni.
Anche al gabbiotto di Tper situazione tranquilla, del resto il “boom” di clienti là arriva fra la fine del mese e l’inizio di quello successivo, per il rinnovo degli abbonamenti mensili agli autobus, dove la capienza massima continua a essere del 50%. Così come quella sui treni, «ma non si raggiunge neanche» raccontava un capotreno: «in giro c’è un terzo delle persone di prima». Permane, diceva, qualche problema con l’utilizzo delle mascherine, qualcuno tende a non metterla ma «ormai c’è più responsabilità anche da parte dei giovani». Finché si è stati in zona gialla naturalmente, diceva, gli spostamenti sono aumentati, calati di nuovo con la zona arancione: un cambio di colori, considerava, che comunque non ha aiutato la situazione ancora critica.
«Ormai sono così pochi i frequentatori della stazione che riconosco le facce dei pendolari – diceva un altro addetto alla temperatura – non manca neanche il passaggio di chi si sposta nonostante i divieti e qualche multa è stata fatta. Il picco delle presenze in stazione si ha comunque, oltre che nelle ora di punta, il lunedì e il venerdì, quando si torna a lavorare o si torna alla propria residenza». —
Giovanna Corrieri
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