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anche opoe nel gruppo cavicchi 

Campagne pomodori: Cia e Confagricoltura sollecitano garanzie

Beatrice Barberini

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XII MORELLI. La vicenda giudiziaria della famiglia Cavicchi, rischia di avere un forte impatto sulla filiera del pomodoro da industria del territorio ferrarese.

Il gruppo, infatti, gestisce anche l’Opoe Cavicchi (Organizzazione di produttori ortofrutticoli Europa) con sede a XII Morelli e nel Piacentino, che raccoglie e trasforma il pomodoro da industria. Una situazione che Cia-Agricoltori Italiani Ferrara e Confagricoltura Ferrara definiscono fortemente preoccupante, come spiegano i due presidenti Stefano Calderoni e Gianluca Vertuani.

La vicenda giudiziaria «dei Cavicchi apre una stagione di grande incertezza per la nostra filiera del pomodoro, perché molte aziende agricole associate hanno già stretto un accordo con l’Organizzazione per il conferimento 2021 e dunque destinato le superfici da investire».

BACINO AMPLIATO

Peraltro quest’anno «Cavicchi aveva deciso di ampliare il bacino delle aziende produttrici associate e aveva stipulato molti contratti non solo nel Centese ma anche nel Basso Ferrarese». da qui la preoccupazione dei coltivatori – continuano Calderoni e Vertuani – «riguarda in primo luogo i pagamenti per i conferimenti 2020 e a tal proposito stiamo facendo una ricognizione tra i nostri associati per capire se ci sono ancora molte competenze da saldare. Il mancato pagamento del prodotto dell’anno scorso sarebbe, infatti, un danno enorme per i redditi delle aziende agricole» che hanno conferito la loro produzione all’Opoe.

I TIMORI

In più a timore si aggiunge timore. Infatti, oltre che per le liquidazioni della campagna 2020, per le due organizzazioni provinciali di agricoltori c’è altrettanta preoccupazione per la campagna 2021: «Il contratto per il prezzo del pomodoro da industria è appena stato firmato e naturalmente sono già stati decisi i piani colturali, contando sulla capacità di trasformazione dell’impianto dei Cavicchi. Se, come è probabile, non sarà possibile conferirlo come previsto - spiegano i presidenti di Cia e Confagricoltura - il rischio è vedere diminuire categoricamente le superfici investite a pomodoro, con danni a una filiera che è un’eccellenza del nostro territorio».

Questo perché, ribadiscono Calderoni e Vertuani, naturalmente «non è pensabile che altre aziende e cooperative riescano ad assorbire anche il prodotto che originariamente era destinato all’Opoe Cavicchi, dato che tutti fanno una programmazione annuale dei conferimenti, in base alla capacità di gestire e trasformare il prodotto».

la richiesta

Ora, in attesa In attesa di vedere quale sarà il destino dell’impianto Cavicchi «la nostra richiesta è duplice: garantire i pagamenti relativi al 2020 e dare continuità produttiva al sito per la prossima campagna o comunicare in maniera celere la sua inoperatività, in modo tale da consentire alle aziende di rivedere i piani di semina».

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