Dolore e rabbia composta per la donna uccisa I figli danno l’esempio
Rossella Placati aveva 50 anni ed è stata massacrata nella sua casa I funerali al santuario di Ospitale, in chiesa solo i parenti e fuori decine di persone
ospitale. Colori accesi, dignità nel dolore e persino qualche sorriso pensando a lei. Ieri pomeriggio i funerali di Rossella Placati e la sua famiglia ha saputo dare una importante lezione di vita. Rossella aveva 50 anni ed è morta ammazzata per mano di qualcuno di cui si fidava.
I figli Nicolò e Vanni Orlando, stringendo i pugni a ogni parola di don Andrea Pesci e don Andrea Frazzoli, hanno mantenuto lo sguardo alto e fisso sulla bara di legno chiaro in maniera così intensa e profonda che sembrava di ascoltarli, i loro pensieri. C’era Giuseppe, ex marito della vittima che non li ha mai persi di vista e si è sciolto a ogni segno di affetto arrivato dalle decine e decine di persone che hanno aspettato fuori dal santuario della Madonna delle Pioppa. E poi loro, le sorelle Ines e Daniela che in questi giorni di tragedia e tormento stanno pensando a tutto e le loro spalle sono sempre più piegate.
Per i funerali è stato scelto il santuario per motivi di sicurezza legati al Covid, con ammessi in chiesa solo i familiari più stretti. All’esterno le parole dei sacerdoti che arrivavano dagli altoparlanti hanno reso l’atmosfera surreale, pesante e carica di dolore. Le donne dell’Udi si hanno messo sulle spalle i fazzoletti bianchi e la mascherina rossa, mentre il sindaco Simone Saletti è rimasto fermo tutto il tempo sulla sinistra del sagrato assieme alla sua gente.
Le letture ma soprattutto il Vangelo sono stati scelti con molta cura dai sacerdoti.
le parole
Don Frazzoli ha sottolineato alcuni passaggi dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo: “Allora io vidi un nuovo cielo e una nuova terra; Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. La morte non ci sarà più. Non ci sarà più né lutto né pianto né dolore. Il mondo di prima è scomparso per sempre». Quindi il Vangelo: «Allora le guardie presero Gesù e lo fecero andare fuori della città costringendolo a portare la croce sulle spalle; giunsero al posto chiamato “Cranio” e lo inchiodarono alla croce».
L’emozione è tale che don Pesci tira fuori il foglio con su scritta l’omelia. «Ho paura di sbagliare – ha detto –. Lo so che non è facile accettare la morte di Rossella. Lei voleva restare su questa terra, accanto ai suoi figli. Le vostre domande, i vostri dubbi sulla fede sono legittimi. Nessuno può ridarcela indietro ma solo riuscendo a pensare che prima o poi la ritroveremo in Paradiso allora avremo la forza di andare avanti. Siamo impotenti, così come Gesù in croce e anche per Rossella è arrivato il momento della risurrezione».
le gambe cedono
A messa quasi finita le sorelle Daniela e Ines sono uscite e si sono sedute fuori, a cercare di respirare a pieni polmoni perché il dolore le stava soffocando. Pian piano Ines è riuscita a portarsi sul sagrato, vicino ai nipoti mentre Daniela ha avuto bisogno di più tempo: «Quello che mi era sembrato un incubo è diventato oggi reale», ha detto tra le lacrime. Le gambe non hanno retto ed è rimasta ferma a lungo, con qualcuno che, nonostante le mille regole di questo periodo, non ce l’ha proprio fatta a starle lontano. Perché no, non si può e non si riesce a parlare solo con gli occhi per chi sa quanto conta la carica di un abbraccio. Ines Placati ha cercato di “gestire” la situazione ascoltando, una per una, le persone in processione sul sagrato
i figli
Vanni e Nicolò, hanno avuto la forza di chinare il capo ad ogni saluto, ad ogni gesto, ad ogni parola letta o sussurrata. C’è chi ha dato loro una busta «con tanti aneddoti sulla mamma che poi leggerete con calma» e chi si è avvicinato per raccontare che donna fosse. Con loro gli amici e le amiche, i compagni di calcio e di vita, anche loro stravolti e incapaci di gestire un’esplosione improvvisa di emozioni. Eppure lo hanno fatto nel migliore dei modi: restando in silenzio.
I figli di Rossella a ogni lacrima versata hanno dovuto ingoiare anche la rabbia, che inevitabilmente le ha accompagnate. E ad ogni rosa rossa posata sulla bara, portate dalle tante amiche, hanno dovuto chiudere gli occhi e pensare solo a quanto bella, solare e dolce fosse la loro mamma. Esattamente come i girasoli che hanno voluto per il suo ultimo viaggio. —
Annarita Bova
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