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L’addio a Franco Verri con i colori rosso e blu «Il nostro presidente»

Giorgio Carnaroli
L’addio a Franco Verri con i colori rosso e blu «Il nostro presidente»

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S. MARIA CODIFIUME. “Un presidente, c’è solo un presidente, un presidente, c’è solo un presidente…”: scritto ha un valore, ma intonato da tifosi come se fossero allo stadio ha tutt’altro significato. Se poi, il ritornello cadenzato è cantato sul sagrato della chiesa di Santa Maria Codifiume, davanti alla bara di Franco Verri, “il presidentissimo” dell’Afc Codifiumese, ecco che gli occhi diventano rossi, i fazzoletti sbucano dalle tasche e volano i ricordi.

I ricordi di un uomo come il cavalier Franco Verri, 91 anni, morto di Covid, che ha dato tanto alla famiglia, alla comunità e in particolare al calcio locale. Al funerale di ieri non hanno potuto partecipare i figli Valentino e Mariangela, positivi al coronavirus, e nemmeno la moglie Mirella, ricoverata all’ospedale per Covid. Assenti ma col cuore lì, fra Viola, Vanessa, Eleonora, Irene, Giulia e Ivan: gli amati nipoti di Verri.

Sulla bara un cuscino di rose rosse e blu come i colori della Codifiumese, una maglia e un gagliardetto. Durante la cerimonia, i don Rodrigo si è soffermato sull’importanza di forgiare il carattere «praticando lo sport, sfidando se stessi senza scorciatoie: anche questi sono elementi di vita cristiana». Raccontando di Verri, l parroco ha detto che «è stato un presidente che ha speso tempo ed energia per gli altri, con puntualità ed altruismo». Toccante il momento che gli è stato tributato all’uscita della chiesa; appostati su un lato del sagrato, la “curva” dei tifosi e dei dirigenti tutti in divisa hanno fatto partire un interminabile applauso sostenuto da quel ritornello da stadio.

Altrettanto commovente il saluto fatto dalle nipoti Giulia e Virginia: «Ciao nonno, il virus non guarda in faccia a nessuno e lassù salutaci lo zio Gabriele (il figlio deceduto un anno fa; ndr)». «Per lui il calcio era un gioco – racconta Roberto Castellari, ieri focoso difensore e oggi allenatore della squadra – e noi eravamo i suoi puten (bambini, ndr). Tutta la comunità sentirà la sua mancanza». Fra i presenti c’era anche l’ex sindaco Antonio Fiorentini. —

Giorgio Carnaroli

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