Molestata in sauna dall’amico di famiglia Condanna a due anni
La ragazza 16enne era in gita con padre e conoscenti La vicenda quattro anni fa alle terme di Montegrotto
Erano due comitive ferraresi, due gruppi di famiglie, tutti amici, in gita alle Terne di Montegrotto, nel Padovano. Durante quella giornata la ragazza 16enne era stata molestata sessualmente dall’amico di famiglia 40enne, all’interno della sauna della stazione termale.
Tutto nel 2016
Dalla denuncia di molestie della ragazza verso l’amico 40enne di suo padre è nato il processo davanti al tribunale di Padova – mentre è pendente l’appello alla Corte di Venezia, già presentato dal difensore dell’imputato che ha condannato il 40enne a 2 anni e 6 mesi, oltre a un risarcimento di 15mila euro per la parte civile, la vittima, la ragazza all’epoca, il 2016, minorenne, oggi 19enne. Tutto, secondo la ricostruzione dei fatti portata in aula, sarebbe cominciato con la proposta del 40enne di fare una sauna. Una amica della 16enne presente con lei avrebbe rifiutato, mentre lei avrebbe accettato, non prima di avere avuto la certezza, chiedendo anche ad altri clienti dello stabilimento, che fosse possibile tenere il costume all’interno della sauna. Rassicurata di questo, sarebbe entrata, per poi però trovarsi di fronte il 40enne, nudo, che la invitava a spogliarsi, perché così “la sauna si faceva meglio” .
La giovane, allora, avrebbe accettato, tenendosi però coperta con un asciugamano. Anche questa difesa, però, sarebbe stata fatta cadere dall’amico di famiglia che, ostentando l’aria da “esperto della sauna” , le avrebbe detto che l’asciugamano andava utilizzato per coprire la parte sulla quale ci si sarebbe seduta. Rimasta nuda e con la sola protezione delle braccia, sarebbe stata infine palpeggiata nelle zone intime dall’uomo, restando paralizzata per alcuni minuti, prima di riaversi e uscire di corsa dicendo che non stava bene. Avrebbe raccontato l’accaduto alla amica, pregandola di non lasciarla più sola con lui. E poi avrebbe segnalato, con un sms, che qualcosa era accaduto anche al fidanzatino. ” Ti ho tradito, ma non è stata colpa mia” , avrebbe scritto. Da qui, grazie all’azione del fidanzatino, l’emersione dell’episodio.
Lei è credibile
I giudici sono arrivati alla condanna ritenendo la deposizione della ragazza (per lei l’avvocato Marco Suttini di Rovigo) – recita la motivazione dei giudici – “assolutamente coerente e non viziata da alcuna incongruenza, credibile nel suo dipanarsi e nella successione di fatti che ha descritto”.
«Ritengo – spiega il legale della vittima – che il collegio, interamente femminile, si sia dimostrato estremamente obbiettivo, vagliando scrupolosamente la vicenda senza posizioni preconcette e riconoscendo addirittura anche l’ipotesi lieve del reato contestato». I legale dell’imputato, Piero Giubelli, la pensa all’opposto ed ha depositato il ricorso, motivandolo in una corposa documentazione in cui contesta le risultanze e le decisioni dei giudici del tribunale di Padova: la parola ora alla Corte d’appello di Venezia. –
D.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google