La Nuova Ferrara

Ferrara

Il vangelo della domenica 

Il crocifisso è il segno di un’alleanza indistruttibile

Don Paolo Bovina

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«Come cantare i canti del signore in terra straniera?». La quarta domenica di Quaresima per la Chiesa è la domenica della gioia, e la domanda posta dal salmista ci pone nella giusta direzione. Come vivere la gioia in una situazione di sofferenza? Come cantare quando una sciagura travolge improvvisamente come uno tsunami, sconvolgendo il presente e mettendo in discussione il futuro?

Questa domanda prima o poi bussa alla porta di ogni uomo, ma oggi interroga anche la società. Data la situazione potrebbe apparire quasi una beffa l’invito a celebrare la domenica della gioia, tenuto conto che il cristiano è invitato a vivere con i piedi per terra, ben presente alla realtà rifuggendo dal rischio di vivere la fede come alienazione dalle sfide che la vita propone (o impone). Proprio un evento reale, concreto, tuttavia, ha cambiato in maniera definitiva il modo con cui possiamo abitare la realtà; ed è proprio questo che la Parola di Dio ci ricorda.

Il salmista prosegue rifugiandosi nella memoria in un passato che lo sostiene: «mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo, se non innalzo Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia». Fa eco a questa affermazione lo stesso Gesù nel Vangelo: «bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». Torna il verbo innalzare, portando con sé l’invito a porre al centro della vita un punto di riferimento saldo, capace di sostenere, consolare, indirizzare e fungere da rifugio sicuro. Il salmista dice che a essere innalzata deve essere Gerusalemme, Gesù invece fa riferimento a se stesso: le due cose stanno insieme, infatti nella Città Santa il Signore viene innalzato sulla croce. Issare la croce al di sopra di ogni altra gioia, quindi, l’invito odierno. Niente di più attuale. In questo momento difficile dove tutte le certezze sembrano essere messe in discussione, la croce ricorda una certezza salda, indistruttibile: l’amore di Dio.

L’amore proclamato dal crocifisso è un amore incondizionato, che non chiede reciprocità ne esige di essere meritato. Per questo indistruttibile: nella sua gratuità la carità divina non è funzione delle nostre azioni o delle nostre caratteristiche, ma si presenta come dono elargito una volta per tutte. Un’altra caratteristica di questo amore è di essere personale. Il Signore non ama una massa indistinta di individui, ma si presenta come un Padre che chiama ciascuno per nome. In Cristo è stato rivelato che ogni uomo è presente al cuore di Dio come se fosse l’unico, il preferito; prezioso al punto di dare la propria vita. Si invita ad alzare lo sguardo verso il crocifisso, segno di un’alleanza indistruttibile; qualunque sfida ci troviamo e ci troveremo ad affrontare sappiamo che non lo faremo da soli. Per questo potremo vivere il presente e guardare al futuro non da orfani ma da figli amati, gioiosi perché abitati da una speranza ben riposta. —

Don Paolo Bovina

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