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La filiera della pasta traina il settore E per il frumento torna l’ottimismo

Andrea Tebaldi
La filiera della pasta traina il settore E per il frumento torna l’ottimismo

Aumenta la coltivazione del cereale in tutta la regione  Mesini (Confagricoltura): «Servono varietà più resistenti»

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«In Emilia-Romagna, seconda regione d’Italia per produzione di cereali, le superfici a frumento duro sono cresciute in media del 60%, passando da 45.000 a 74.000 ettari. Un balzo spinto dalla crescente richiesta di prodotto 100% italiano per la filiera della pasta e, più in generale, dall’aumento costante delle quotazioni (+35% negli ultimi 18 mesi), dopo che per diversi anni si erano attestate su livelli insostenibili per gli agricoltori».

Nel ferrarese

Inizia così Claudio Mesini, presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Ferrara, che aggiunge: «La provincia di Ferrara è leader a livello regionale nella produzione di frumento con 64.000 ettari di cui 41.500 a tenero e 22.500 a duro, con un aumento più contenuto rispetto alla media regionale (+20% duro, +6% tenero); seguono Bologna, con 54.000 ha (37.000 a tenero e 17.000 a duro) e Ravenna con 29.000 ha (13.000 a tenero e 16.000 a duro)».

«Lo scorso anno abbiamo registrato un’ottima campagna cerealicola – prosegue Mesini – l’andamento meteorologico (eccesso di precipitazioni) aveva condizionato il periodo delle semine, tanto che circa il 12% delle semine è stato effettuato in gennaio, mentre i primi mesi 2020 sono stati caratterizzati dall’assenza di precipitazioni. Successivamente, grazie alle piogge e alle riduzioni di temperatura a fine ciclo di maturazione, il quadro si è evoluto favorevolmente per i cereali. Ciò ha determinato buone produzioni quantitative e qualitative (elevati pesi specifici e buon contenuto proteico), accompagnate da un quadro fitosanitario ottimale esente da micotossine, semi volpati e bianconati. In particolare – dice ancora Mesini – si sono registrate ottime rese per il frumento duro, che hanno superato le aspettative. Bene anche l’orzo, che ha raggiunto produzioni di 90 quintali/ettaro e dato soddisfazioni anche sul prezzo. Per la campagna 20/21, grazie all’andamento climatico positivo, le semine si sono svolte regolarmente e oggi il grano si presenta in buone condizioni, anche se desta qualche preoccupazione la mancanza di piovosità che non ha consentito l’assorbimento delle concimazioni azotate. Confidiamo nel tempo favorevole soprattutto per il grano duro – aggiunge ancora Mesini – più delicato e maggiormente legato all’andamento climatico e alle conseguenti fitopatologie. È ancora presto per previsioni di prezzo per questa annata, possiamo solo registrare che le scorte di duro ad oggi sono basse, vuoi per i maggiori consumi durante la pandemia, la scarsa produzione estera (Ucraina in primis), e la Russia che ha applicato forti dazi all’esportazione dei cereali determinando di fatto un blocco dell’export, a cui si aggiunge l’aumento dei costi di trasporto e soprattutto l’incertezza, dovuta all’andamento della pandemia Covid19, che domina i mercati e preoccupa gli operatori».

«Abbiamo quindi l’esigenza – conclude il presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Ferrara – di aumentare la produzione di cereali per ridurre le importazioni da Paesi terzi e garantire l’approvvigionamento delle filiere dei prodotti di qualità italiani. Sarà necessario investire bene ogni risorsa disponibile, anche recuperando territori dove negli anni era stata abbandonata la coltivazione del grano duro perché poco redditizia. Spetta a noi agricoltori adottare l’attenzione necessaria verso ogni operazione e tecnica colturale, seguendo le innovazioni tecnologiche e utilizzando varietà sempre più resistenti». —

Andrea Tebaldi

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