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«Educare vuol dire ti aiuto a percorrere il tuo cammino»

G.C.
«Educare vuol dire ti aiuto a percorrere il tuo cammino»

La pedagogista: gli anziani e la scuola sono entrambi importanti Hanno il compito di riconoscere e sostenere le inclinazioni dei piccoli  

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L’analisi

Per Ilaria Bosi, pedagogista, responsabile dei servizi educativi di Argenta e Ostellato, del centro per le famiglie di Argenta-Portomaggiore, e del settore istruzione di Argenta, non è una questione di scelta. «Non dico nonni o nido: dico tutti e due. Educare, lo diceva Freud, è un mestiere impossibile. L’educatore ideale non esiste. Solo chi fa esperienza della propria insufficienza e ne ha consapevolezza - spiega - dà valore al processo educativo. L’educazione è in continua evoluzione e chi se ne occupa, nonni, genitori, o educatori, ha il compito di riconoscere e sostenere le inclinazioni del bambino».

Quindi al centro il bambino come persona, «nella sua singolarità e vocazione profonda. È importante lo stile, il “come”: l’educazione deve essere generativa. I nonni sono imprescindibili perché hanno il privilegio del dono: possono donare il proprio crepuscolo, possono “testimoniare”. Il tramonto porta con sé la promessa di una nuova alba per i nipoti, porta suggestioni di indicibile bellezza. Una dimensione questa del dono, insostituibile e poetica. Non a caso si dice che il poeta guarda il mondo con gli occhi di un bimbo: noi adulti dobbiamo guardare il bambino con gli occhi del poeta». Così i nonni donando «la suggestione del crepuscolo, trasmettono al bimbo un’eredità che riporta al significato profondo della vita. Che non vuol dire “ti insegno io come si sta al mondo”. Vuol dire ti aiuto a percorrere il tuo cammino, a scoprire il tuo talento».

Allo stesso modo, «il nido - evidenzia Ilaria Bosi - non deve proporre modelli direttivi o standardizzati. Il nido è un luogo di senso, nel rispetto del bambino e dei suoi “linguaggi”: ha il dovere etico di proporre contesti di alto significato; i bambini ne hanno il diritto. Al nido il bimbo ha possibilità di sperimentare in autonomia, di entrare in relazione cognitiva e simbolica, con le proprie particolarità. Il nido deve offrire contesti di qualità, dimensioni che a casa non è possibile trovare». E i nonni devono avere «coscienza della ricchezza del proprio ruolo, esercitandolo poeticamente. L’educazione è una grande responsabilità comune, un dovere della comunità. L’esperienza del Covid ci ha insegnato che non ci si salva da soli. La libertà è tale nella misura in cui è solidale». —

G.C.

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