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Emergenza coronavirus a Ferrara

Gli obiettivi del virus: «Colpiti polmoni, cuore reni, cervello, intestino»

Gioele Caccia
Gli obiettivi del virus: «Colpiti polmoni, cuore reni, cervello, intestino»

Chi sono i pazienti più gravi ricoverati nelle terapie intensive del Sant’Anna La nuova ondata di ricoveri vista con gli occhi di tre specialisti dell’ospedale 

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Chi sono i nuovi pazienti ricoverati nelle terapie intensive del Sant’Anna, come vengono assistiti, quanto tempo restano ricoverati? Sono alcune delle domande a cui hanno risposto tre specialisti: il professor Carlo Alberto Volta, direttore della Terapia Intensiva Covid, il dottor Massimo Gallerani, direttore del dipartimento di Medicina e il dottor Nicolò Bolognesi, specialista in Igiene e Medicina preventiva, della Direzione Medica.

In provincia galoppano contagi e ricoveri e le terapie intensive si sono nuovamente riempite. Un’impennata che ci ha portato diritti in zona rossa.

Volta. In questi giorni di grande afflusso di pazienti con gravissima difficoltà respiratoria, quello che balza agli occhi è sicuramente l’età media dei ricoverati in Terapia intensiva. Ad esempio, oggi la età media è pari a 57 anni, con pazienti anche al di sotto dei 40 anni, in prevalenza maschi. Abbiamo ricoverato anche pazienti con patologie preesistenti. Tuttavia la nostra esperienza ci insegna che necessitano di cure intensive pazienti anche giovani senza alcuna patologia pregressa.

BolognesI. Nei primi 10 giorni di marzo sono stati ricoverati 20 pazienti nelle nostre terapie intensive Covid: 13 sono stati trasferiti dai reparti non intensivi per un aggravamento delle loro condizioni. L’85% dei nuovi arrivi sono maschi e il 20% di questi non era affetto da alcuna patologia pregressa. L’età media dei nuovi arrivi è di 59 anni, mentre chi è attualmente ricoverato ha un’età media di due anni inferiore. In prima ondata l’età media dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva era di 66 anni (76% uomini). Il paziente più giovane attualmente ricoverato ha 33 anni, il più anziano 73».

Quali differenze avete notato rispetto alla prima ondata?

Volta. Nella prima ondata, almeno in una fase iniziale, la provincia di Ferrara era stata parzialmente risparmiata dal contagio, con un numero di ricoveri gestibile dalla disponibilità di letti intensivi. L’andamento epidemiologico ci aveva permesso di accettare pazienti gravi da tutta la regione Emilia Romagna. La nuova ondata invece ha visto la nostra provincia rispecchiare l’andamento regionale per la numerosità dei ricoveri. La pressione è sicuramente maggiore rispetto a un anno fa, ragione per la quale i letti intensivi sono stati aumentati progressivamente per far fronte alle crescenti necessità. Attualmente abbiamo un massimo di 28 letti intensivi da dedicare ai pazienti con Covid-19. L’organizzazione sanitaria dell’Emilia Romagna prevede un coordinamento regionale per la gestione dei posti letto in modo tale che chi ha meno pazienti ricoverati possa aiutare gli ospedali in maggiore difficoltà.

Gallerani. Nelle ultime settimane, abbiamo osservato, anche nei reparti internistici, un progressivo aumento dei ricoveri, in particolare di pazienti più giovani rispetto ai mesi precedenti.

Quanto dura mediamente un ricovero in Terapia intensiva? E quanti sono i pazienti ricoverati che non ce la fanno?

VOLTA. La degenza di questi pazienti è molto aumentata rispetto a quanto da noi normalmente osservato. Infatti, in epoca pre-Covid-19 la degenza media in Terapia Intensiva era pari a 5 giorni e mezzo. Attualmente la media è più che raddoppiata e si attesta sui 14 giorni.

Bolognesi. I pazienti che vengono ricoverati in Terapia intensiva Covid hanno una durata della degenza media maggiore, quasi del doppio, rispetto ai pazienti ricoverati nei reparti non intensivi Covid. Negli ultimi 10 giorni sono deceduti 16 pazienti positivi al Covid, dei quali 7 erano ricoverati in Terapia intensiva.

Secondo la vostra esperienza l’infezione causa effetti permanenti?

Gallerani. Nelle forme più gravi che possono sfociare in una sindrome da distress respiratorio acuto, è stato evidenziato che l’infezione da nuovo coronavirus possa danneggiare, in modo diretto o indiretto, anche molti altri organi. Alcuni pazienti ad esempio sviluppano problemi cardiaci, improvvisamente o in conseguenza di una malattia cardiaca preesistente. La mortalità nei casi Covid aumenta in presenza di comorbilità come ipertensione e malattie cardiovascolari in generale. In alcuni pazienti si osservano danni cardiaci che imitano le lesioni da infarto o da miocardite, probabilmente a causa della carenza di ossigeno provocata dall’infezione. È stato osservato anche un effetto sulla coagulazione del sangue, con un aumento del rischio di trombosi venose profonde, embolia polmonare e ictus ma anche, all’estremo opposto, di coagulazione intravascolare disseminata. Una quota dei pazienti ricoverati soffre di insufficienza renale e molti presentano proteine virali nelle urine. Malattie preesistenti come il diabete e l’ipertensione possono aumentare le possibilità di lesioni renali. Diversi studi hanno evidenziato che il virus riesce a penetrare nel sistema nervoso. Si sono verificati casi di encefalite infiammatoria cerebrale, e di convulsioni e perdite di conoscenza. Alcuni pazienti sono deliranti, confusi o letargici. Nelle forme più gravi con lunghe degenze sono stati osservati segni di sofferenza neuropatica diffusa. Sono diversi e frequenti i segni di coinvolgimento dell’apparato digerente, come diarrea, nausea, vomito e fastidio addominale. Un terzo dei pazienti ospedalizzati sviluppa congiuntivite – occhi rosa e lacrimosi – sebbene non sia chiaro che il virus invada direttamente l’occhio.

Quali terapie vengono praticate con maggiore frequenza sui pazienti Covid?

Volta. I trattamenti seguono linee guida internazionali che indicano strategie gestionali basate sulle più recenti evidenze scientifiche. Così è anche per il Covid-19. Ovviamente in Terapia Intensiva vengono ricoverati i pazienti più gravi, nei quali la gravissima difficoltà respiratoria implica il ricorso a macchine che “respirano” al posto del paziente, che lo aiutano a migliorare gli scambi respiratori, associato a tutto quanto serve per sostenere la funzione dei vari organi. Purtroppo questo virus è in grado di coinvolgere, con diversa gradazione, quasi tutti i nostri organi principali (polmone, cuore, rene, fegato, cervello) e quindi il nostro compito è cercare di ottimizzarli, nell’attesa del sospirato miglioramento.

Gallerani. Nel nostro ospedale, anche nei reparti internistici, vengono attuati tutti i possibili trattamenti previsti dalle linee guida nazionali ed internazionali. Le variabilità delle manifestazioni e la gravità dei quadri sono molteplici, quindi è necessario adeguare il piano terapeutico alle condizioni cliniche di ogni singolo paziente. —

Gioele Caccia

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