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Il grande orgoglio dei capelli bianchi «Siamo il tesoro dei nostri nipoti»

Giorgio Carnaroli
Il grande orgoglio dei capelli bianchi «Siamo il tesoro dei nostri nipoti»

Tre coppie raccontano la loro vita dopo la nascita dei bimbi «Se non ci sono mi mancano». «Sono innamorata di lui»

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ARGENTA. È di fine gennaio l’intervento di Papa Francesco sull’istituzione, nella quarta domenica di luglio, della Giornata mondiale dei nonni. Persone coi capelli bianchi che rappresentano la memoria, le radici dei popoli, il trait d’union tra le generazioni, insomma: un tesoro da custodire. Un ruolo da rivalutare, una ricchezza spesso dimenticata anche se non è sempre così.

Oggi, moglie e marito si ritrovano volentieri (o anche no) fra le mani un bimbo da accudire. Ed ecco che la vita, a volte monotona, improvvisamente viene rivoluzionata, emotivamente e fisicamente, dall’ingresso del nipotino/na. E allora che succede? Ecco alcune testimonianze di coppie di nonni.

«li terrei tutti i giorni»

Emanuela e Loris, lo sono di due bimbi che vivono a Ravenna. «Il mio impegno è sul piano materiale, pratico – dice il nonno – e sono sempre alla ricerca di fare qualcosa per stimolarli altrimenti si stancano. Tornano anche sui vecchi giochi da me costruiti, altri li abbandonano e quindi bisogna inventarsi sempre qualcosa. Non nascondo che è stressante avere un bimbo tutto il giorno, ma quando mi manca sento l’assenza. Loro vanno al nido, però mi basta sapere che tutti e due stanno arrivando che già macino in testa cosa fare. Se abitassero più vicino sarebbe diverso: li terrei tutti i giorni pur di risolvere i loro problemi e tutto questo è emozionante».

E se dormono dai nonni entra in ballo la nonna. «Sento che devo sostituire la figura della mamma – dice Emanuela – ma da nonna. Quindi conquistarli, metterli sereni. Mi dispiacerebbe che sentissero l’assenza dei genitori. Credo serva una figura tranquilla e sicura ma se dopo alcuni giorni non vengono per la pandemia ci mancano terribilmente. Al termine della giornata da nonni usciamo frastornati, ciononostante vorremmo sempre averli a fianco per fare un cammino insieme».

«pensionato è meglio»

Altra coppia: Roberta e Davide, neo nonni con un supporto al nipote di tre giorni completi la settimana, compresi chilometri di andata e ritorno per raggiungerlo. «Lo ritengo un privilegio – attacca il nonno – in quanto il primo settembre siamo andati in pensione: avevamo già il nipote e ho colto al volo quota 100 per “sgattaiolare” il prima possibile. Ci sono nonni che possono far fatica ad avere il tempo da dedicare e gustarsi questa nuova relazione. Noi, invece, siamo nella categoria dei privilegiati e si fanno chilometri senza problemi. Però: una cosa è il rapporto con i giovani e altra cosa è col nipote e questo ci mancava. È diverso ed emotivamente mi prende e quando, per qualche intoppo, non si riesce a vederlo è un problema. Asilo nido? Noi abbiamo detto che non è un problema: tutti i giorni siamo a sua disposizione. Per i nonni è naturale il bisogno del nipote».

«Io sono molto perplessa – aggiunge la moglie –, non credevo di potermi innamorare in questo modo del nipote. Credevo che l’amore più grande fosse verso i figlioli ma non è così: col nipote è molto diverso. È una cosa talmente piena che mi rende dipendente. Come insegnante ho sempre visto nei bimbi il bisogno di coccole, di sicurezza, senza pensare invece che c’è la mamma. Purtroppo qui devo mordermi la lingua: ogni tanto mi scappano consigli verso la figlia che, a ragione, mi guarda male».

«il nido? sì e no»

A Susanna e Roberto, nonni da sei mesi di una bimba, l’emozione parte da molto lontano. «Da quando mia figlia è andata in ospedale per partorire e io avevo una paura incredibile per lei. Non pensavo altro che a lei – precisa Roberto – per un senso di protezione perché stava male. Sono stato malissimo e questo mi ha attratto più verso mia figlia rispetto alla nipotina. Forse se avesse riguardato il figlio avrei avuto più attenzione sulla bimba. Oggi, più la nipotina diventa grande e più le mie attenzioni sono verso di lei, ma poi, quando mia figlia ha iniziato a portarla a sei mesi al nido, mi son detto: “Di già?”. E mi son sentito dire che era il momento migliore perché si integrino. Col tempo i dubbi sono passati: la bimba va volentieri, entrando al nido raramente piange».

«Allora, con i miei figli – spiega Susanna – ero contraria al nido e decisi di stare a casa e di portarli alla materna: il maschio non ne volle sapere, mentre la femmina andò volentieri. Oggi vedo che la bimba ci va con piacere, ma sinceramente avrei preferito un’altra maniera. Ma non potendo stare a casa io, mio marito da solo ed essendo un uomo… diciamo che il nido è stata l’unica soluzione. Noi ci siamo comportati in un certo modo e oggi, per i nostri figli, quel modello non è più valido perché dicono che li viziamo ma non è vero: siamo capaci di dire no». —

Giorgio Carnaroli

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