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Turni a incastro e maratone al Pc Bimbi e genitori affrontano la Dad

Alessandra Mura
Turni a incastro e maratone al Pc Bimbi e genitori affrontano la Dad

Una mamma: senza l’aiuto di mio marito mi sarei arresa Gli alunni sono più esperti ma anche stanchi e rassegnati

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«Oh no, di nuovo!» La bimba di Mira ha otto anni e fa la seconda elementare, ma nella sua giovane vita ha già imparato che la didattica a distanza non è la “vera” scuola. «A questa età, sono tutti fin troppo bravi», commenta la mamma. Lei lavora in una società di ingegneria, il marito è tecnico commerciale di una ditta di Bologna «e spesso ha appuntamenti che lo tengono fuori casa tutto il giorno». Lo smartworking ha consentito alla famiglia di riadattare la quotidianità a misura di Dad «ma con grande fatica».

La chiusura delle scuole «non è stata drammatica come l’anno scorso, abbiamo avuto tempo di organizzarci e abituarci, ma il disagio è grande, anche per i bambini». Mira e il marito hanno anche una figlia più piccola, che fa la materna «e che naturalmente ha molta meno autonomia - va avanti Mira - Per questo abbiamo deciso di fare domanda per tornare in presenza, dato che tra i suoi compagni di classe c’è anche un bimbo con disabilità».

La Dad ha rivelato una semplice verità: ai bimbi piace andare a scuola. «Continuano a chiedere: quando torniamo? Ricordano bene l’esperienza della prima ondata, quando le lezioni online sono state allestite in emergenza, da un giorno all’altro, con tutti i limiti che si possono ben immaginare. Adesso il programma è più strutturato, ma non è la stessa cosa, non può esserci la stessa attenzione. Li sento chiedere “Maestra può ripetere”?, e sono fin troppo bravi a cercare di rimanere concentrati davanti al Pc per imparare».

Non solo connessioni

Il problema va ben oltre gli aspetti tecnici: «Ci siamo attrezzati, la connessione c’è. L’istituto ha anche fornito gli strumenti alle famiglie che ne avevano fatto richiesta, ma la scuola è ben altro: la mia speranza è che non si debba continuare così fino alla fine dell’anno, perché per loro è pesante».

Per Ludovica, mamma di una bimba in terza elementare e un’altra di tre e mezzo, al primo anno di materna, la Dad della terza ondata ha fatto comunque molti progressi rispetto a quella emergenziale di un anno fa. «La grande ha iniziato lunedì, e siamo stati contenti perché la sua scuola, l’Alda Costa, è partita da subito con l’orario strutturato: tre ore al giorno dal lunedì al venerdì, con l’aggiunta di un pomeriggio più avanti». L’ente per cui Ludovica lavora «mi ha fornito da poco un portatile, e da lunedì sono tornata in smart, e la bimba invece usa il computer che le abbiamo comprato da poco». In questo momento la piccola è alle prese con una lezione di grammatica: «È più difficile online in terza elementare, ma lei sta appezzando anche il vantaggio di non dover affannarsi per arrivare alle 8.25 spaccate, dato che per le norme antiCovid dopo la seconda campanella delle 8.30 non facevano più entrare nessuno, e di non dover portare la mascherina tutto il giorno, facendo il tempo pieno. Da casa sono chiamati a una maggior concentrazione, ma rispetto all’anno scorso ci sono stati dei progressi. Allora, ad esempio, le pesava molto non essere interpellata, mentre ora, pur con la classe al completo, sento che risponde. Poi, sì, viene meno la socialità, ma i piccoli in questo anno di pandemia sono anche diventati più consapevoli di quello che sta succedendo. Anche la bimba che fa la materna è stata preparata dalle educatrici, che le hanno spiegato che saremmo entrati in zona rossa, e perché. Adesso guarda tanti cartoni animati, perché alla scuola d’infanzia è complicato organizzare attività a distanza. Tutto sommato non le dispiace rimanere a casa, la sta prendendo un po’ come una vacanza, solo che ogni tanto mi chiede di andare al mare e sono costretta a ripeterle che adesso non si può».

Le difficoltà

Un percorso a ostacoli, la Dad, per mamma Deborah. Suo figlio fa la prima media, e l’ingresso nella zona rossa lo ha catapultato in una realtà sconosciuta, visto che «l’anno scorso praticamente la scuola si è interrotta a marzo, perché sia i genitori che gli insegnanti sono stati travolti da quello che stava succedendo. Il primo mese non si è fatto nulla, il resto è stato affidato alla disponibilità dei genitori». Il ragazzo ora è impegnato tutte le mattine con sei moduli da 40 minuti, con tanto di compiti e interrogazioni: «Fa molta fatica, ma si abituerà. Loro sono bravissimi, si adattano a tutto». Per le famiglie non è meno problematico: «Per fortuna mio marito fa i turni, riusciamo a incastrare gli orari e alternarci, altrimenti avrei gettato la spugna». I telestudenti, spiega, non possono essere lasciati da soli: «C’è sempre qualche inconveniente da risolvere: il microfono che non funziona, un avviso che non arriva, una mail che si inceppa: ci dobbiamo essere per aiutarli, altrimenti si perdono. Loro ce la stanno mettendo tutta, e sono anche un po’ rassegnati. Ma la scuola non è un parcheggio, la scuola è un diritto». —

Alessandra Mura

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