Una guerra lunga 65 giorni Il “Nonno” ha vinto il Covid
Il calvario di Massimo Leonini di Jolanda, dirigente della Gherardi Calcio Gli amici gli scrivono: «Finalmente sei tornato, ci sei mancato tanto»
Dopo ben 65 giorni di ospedale Massimo Leonini, detto “Nonno”, dirigente del Gherardi Calcio e vicepresidente della Pro Loco Eventi Le Venezie Aps è tornato a casa. Ha 59 anni e nessuna patologia: è stato accolto a casa da striscioni e da un toccante messaggio dei suoi amici della Pro Loco jolandina.
La brutta avventura è iniziata il 30 dicembre quando un amico è risultato positivo al Covid; dopo un capodanno in casa, il 1° gennaio a Leonini è venuta la febbre. Il 7 gennaio ha scoperto di essere positivo al Covid insieme ai familiari. La febbre ha continuato a persistere e a non scendere mai fino al 9 gennaio, quando è comparsa anche la tosse. Il giorno dopo Leonini si è convinto a chiamare l’ambulanza.
Da qui è iniziata l’angoscia sua, dei parenti e degli amici. I primi quindici giorni sono stati un vero calvario e solo dal 25 gennaio ha cominciato a reagire, facendo progressi significativi.
Il 5 febbraio gli hanno tolto il tubo per la respirazione assistita. La settimana successiva è stato portato in reparto e ha cominciato a d interagire con parenti e amici attraverso le videochiamate. Il 17 febbraio ha iniziato la riabilitazione con progressivi miglioramenti fino al 24 quando è stato trasferito a Copparo e finalmente il 16 marzo è stato dimesso.
«Ora dei tornato sulle tue gambe - scrivono gli amici Luca Tumiati, Derek Gaiba, Alessio Massarenti, Simone Rosignoli, Lisa Tomas Jennifer, Arianna Fioravanti, Papo Sofia e India.- Ed eccoti qua, finalmente sei tra noi, ci sei mancato tanto e ti vogliamo bene. Tutta questa agonia ci ha fatto capire che il detto che “Gli amici sono la famiglia che ti scegli”, è vero. Ora sei a casa con Toby, Teo, Alex e la “nonna”. Eh sì, Alex, l’uomo duro che aveva gli occhioni tristi ma non lasciava trasparire nulla. Gli occhi dicevano tutto ma lui cercava di rimanere tutto d’un pezzo, voleva essere forte per la nonna è per te; piuttosto che lasciarsi andare si è fatto venire male al petto, il fiato corto e l’insonnia». Gli amici hanno parole di affetto anche per «Antonella, che in questa storia è stata una roccia, che per tutto il tempo non voleva essere di peso a nessuno, che per passarsi il tempo cucinava piadine e cappellacci. Nonostante tutto ha cercato di non perdere mai le speranze, ha cercato di credere sempre nel lieto fine, ogni tanto con il groppo in gola ma con la speranza di portarti a casa, anche se c’è stato un momento che era convinta che non ce l’avresti fatta non ha mai dato a vederlo. È stata forte e aveva sempre una buona parola per tutti, cercava di farci credere che sarebbe andato tutto bene e aveva ragione: è andato tutto bene. Ed eccoti qua, ora goditi questa vittoria perché, parliamoci chiaro, hai vinto tu. Al sessantacinquesimo giorno questa partita è finita con il risultato di Nonno 1 Covid 0. Ricordati che ti vogliamo bene e che ci sei mancato e che il meglio deve ancora venire». —
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