Cattabriga, il pittore che a Parigi preferì sempre la sua Bondeno
L’artista nato nel 1901 rimase sempre legato alla terra natìa Suoi bozzetti per la chiesa di Gavello, i dipinti furono di Capuzzo
IL PERSONAGGIO
Galileo Cattabriga, nato a Bondeno nel marzo del 1901 e morto nello stesso luogo nel novembre del 1969, resta senza dubbio il pittore matildeo più importante e conosciuto. Quest’anno ricorrono i centovent’anni dalla nascita e, nonostante il tempo passato, nel Bondenese (ma anche molto più lontano) ci si ricorda ancora di lui.
vita e opere
Cattabriga fu una figura di rilievo nell’arte ferrarese fra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta, con uno stile pittorico affine all’impressionismo francese, ma caratterizzato da una rielaborazione personale. Si formò al Dosso Dossi di Ferrara e proseguì gli studi all’Accademia di belle arti di Venezia sotto la guida del maestro Ettore Tito. Negli anni Trenta del secolo scorso frequentò gli intellettuali ferraresi tra cui Giorgio Bassani, Filippo De Pisis e Achille Funi. In Francia frequentò gli ambienti avanguardistici di Parigi e conobbe un modo diverso di concepire la pittura e l’arte. Nel 1937 espose alla Mostra Universale della capitale francese, dove venne premiato con la medaglia di bronzo. Quella parigina non fu l’unica grande esposizione, le sue opere circolarono attraverso le città italiane ma nonostante il successo restò sempre legato a Bondeno. Per ricambiarlo il Comune nel 1996 gli dedicò la pinacoteca civica.
L’ANEDDOTO
Parte della vita e della carriera di Cattabriga si intrecciò a quella di Mario Capuzzo, artista rodigino nato nel 1902 che da Bondeno si trasferì a Pontemaodino, facendo della frazione di Codigoro la sua casa. I due operarono, si può dire insieme, nella chiesa di Gavello. Cattabriga aveva infatti elaborato un progetto per il luogo sacro costruito nel secondo dopoguerra, ma di quel progetto oggi resta soltanto un bozzetto, intitolato “L’adorazione dei pastori”, ora nella collezione Borini di Ferrara. A lavorare per la chiesa di Gavello fu poi chiamato Mario Capuzzo, che negli anni ’50 dipinse due pale d’altare per due ancore cuspidate, esse rappresentano la “Madonna col bambino Gesù” e “Cristo e i fanciulli”. —
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